Il neolitico in Italia: una rivoluzione all'insegna delle mille culture agropastrali

 

 Ceramica impressa, V secolo a.C., dagli scavi di La Sarsa, Valencia (Spagna) - foto Locutus Borg - Creative CommonsNella nostra penisola il cosiddetto processo di neolitizzazione si svolse all’insegna della varietà culturale e della complessità di sviluppo. Un processo che già in tempi preistorici prefigurava quel che sarebbe poi divenuto il Paese dei mille campanili e - chissà! - forse di altrettanti e più formaggi, sino ad oggi sopravvissuti in parte (se ne contano oltre quattrocento), fortunosamente e fortunatamente, all’assalto omogeneizzante dell’era post-fordista (l’attuale, insomma).

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Mistero e fascino della migrazione pastorale

 

Incisioni rupestri nella Argly Valley (Tagikistan) raffiguranti esemplari di capra aegagrus

In principio furono le capre… e le impervie, ruvide  pendici dei Monti Zagros, cuore della Mezzaluna Fertile(*). In compagnia di queste frugali arrampicatrici, contente di pascoli magri e persino di macchie spinose, l’uomo iniziò l’avventura della pastorizia. 

Avevamo lasciato il nostro pastore tra le alture iraniane, all’inizio della “rivoluzione neolitica” e adesso cercheremo di seguirne le tracce, in quegli spazi e in quei tempi che la ricerca storico-archeologica ha individuato come percorso nella diffusione del nuovo “stile di vita” agricolo-pastorale: l’ex cacciatore-raccoglitore. Con l’avvertenza che si tratta solo di cenni, utili a dare un’idea – sia pure sommaria – di quanto avvenne millenni fa; senza contare, inoltre, che in questo campo le scoperte di antichissimi siti e manufatti si susseguono tutt'oggi e poco è dato per scontato o per definitivo.

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Dalla domesticazione al latte: il primo formaggio fu un caprino

 

Una incisione rupestre raffigurante una capra, dagli scavi di Fezzan, in Libia - foto Orizzonti®Dove e quando gli uomini - da millenni cacciatori e raccoglitori - cominciarono a praticare pastorizia e allevamento, cambiando radicalmente il proprio sistema di vita, e avviandosi a coltivare le piante, che fino ad allora avevano sempre e soltanto raccolto? È questo uno snodo essenziale nella storia, o meglio nella preistoria dell’umanità, tanto essenziale da aver meritato la definizione di “rivoluzione neolitica” (introdotta negli Anni Venti del '900 dall’archeologo australiano Vere Gordon Childe), collocabile tra i 10.000 e gli 8.000 anni a.C.. 

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Età Contemporanea 2 (1946 - oggi)

Età Contemporanea 1 (1815 - 1945)