Orobie: varato il patto che tutela la biodiversità di montagna

foto Parco Orobie©Recupero e riqualificazione dei pascoli, dei maggenghi e dei prati da sfalcio, ma anche riqualificazione fluviale e installazione di sistemi per contenere il fenomeno dei danni alle autovetture causati dalla fauna selvatica: c’è tutto questo e molto altro nel progetto “C.Oro - Capitale Orobie: agroecosistemi biodiversi e interconessi”, voluto e promosso dal capofila Parco delle Orobie Bergamasche in partenariato con alcuni dei locali Parchi naturali (delle Orobie Valtellinesi, della Grigna Settentrionale, della Riserva Naturale Valli di Sant’Antonio, di Barzio e del Monte Varro), delle amministrazioni Comunali (di Dossena, Taleggio e Vedeseta) e con l’Istituto Oikos onlus (per la tutela della biodiversità e i modelli di vita sostenibili).

 

Il progetto dà ampio spazio a varie attività di ricerca, divulgazione, educazione ambientale e promozione delle buone pratiche agricole e prevede un finanziamento di oltre un milione di euro, finanziati per 755mila euro dalla Fondazione Cariplo relativamente al bando “Capitale Naturale: connessioni ecologiche e servizi ecosistemici per la tutela della biodiversità”.

 

Il bosco avanza, dove la montagna non è più presidiata dall'uomo - foto Parco Orobie©Le attività verranno sviluppate durante un arco di tre anni, sino all’autunno 2021, e interesseranno tutta la catena delle Orobie e il gruppo montuoso delle Grigne, una vasta porzione del territorio montano lombardo caratterizzata da una rilevanza naturalistica ed ecologica eccezionali, tra le più importanti di tutta la regione, riconosciuta come area prioritaria per la biodiversità sia a livello regionale che per l’intero arco alpino. 

 

“Capitale Orobie” si pone tra gli obiettivi principali la conservazione della biodiversità e il potenziamento della connettività ecologica tra aree protette, attraverso il mantenimento di un’ampia rete di agro-ecosistemi, la cui conservazione è fortemente messa a rischio dal progressivo abbandono delle aree rurali montane.

 

L’area interessata dal progetto si estende per 2.300 chilometri quadrati, pari a circa il 10% dell’intero territorio regionale, a cavallo tra le province di Bergamo, Brescia, Lecco e Sondrio. Un territorio in cui sono compresi centodieci Comuni e otto Comunità Montane. La caratterizzazione di questa estesa area è legata ad una biodiversità che nei secoli è stata mantenuta dall’attività agricola tradizionale di montagna, che ha creato e mantenuto preziosi agrosistemi, oggi minacciati dall’avanzamwnto del bosco, dovuto al progressivo abbandono della mintagna.

 

Il mantenimento di questa biodiversità è ora possibile attraverso il recupero e la conservazione degli ecosistemi pastorali, dai quali derivano tutti i benefici necessari dal punto di vista naturalistico e del paesaggio, ma anche per il contenimento del rischio idrogeologico e per la sopravvivenza delle economie locali. Economie senza le quali l’agricoltura e il turismo di montagna non sarebbero possibili.

 

11 marzo 2019
  


 

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, marzo 18, 2019
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