Antibiotico-resistenza: male l’Italia. Previsti 450mila morti nel 2050

foto AliBay.Il declino dell’Italia è palese da diversi anni in molti degli aspetti della nostra vita, e va via via aggravandosi in maniera poco consona ai trend che una nazione evoluta dovrebbe avere: dall’eccessiva burocrazia, alla crescente disoccupazione, dal fenomeno dei cervelli in fuga al sorprendente tasso mortalità neonatale, il nostro Paese scala le classifiche passando dalle più brutte posizioni a quelle peggiori.

 

Nell’àmbito della sanità pubblica un fenomeno assai grave, che tende ad aggravarsi ulteriormente è quello dell’antibiotico-resistenza, tristemente legata agli allevamenti intensivi (da carne, latte, uova, etc.), dove gli antibiotici si utilizzano (con crescente sensibilità e qualche attenzione in più rispetto al passato, in alcune aziende) a titolo preventivo, a causa del sovraffollamento degli spazi, siano essi stalle di suini all’ingrasso o vasche di impianti ittici).

 

    Secondo i dati elaborati dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel decennio 2005-2015 le infezioni resistenti agli antibiotici sono quasi raddoppiate nella popolazione italiana, passando dal 17% al 30%. Un dato che, confrontato con la media europea, cresciuta nello stesso periodo di tre punti percentuali – dal 14% al 17% – ci spinge in testa a questa tragica classifica, ma non solo, dal momento che siamo primi anche in quella degli anni di vita persi in salute e dei giorni extra di ospedalizzazione dovuti a questa specifica problematica.

 

Se tutto ciò non bastasse a farvi indignare, e a preoccuparvi, basterà pensare che entro il 2050 la Amr (Antibiotics an Microbial Resistence) provocherà solo in Italia 450mila morti (2,4 milioni nei 33 Paesi dell’Ocse), con un costo per il Servizio sanitario pari a 11 miliardi 460mila euro: 4,7 volte maggiore del debito pubblico previsto nel 2019. Senza aspettare di raggiungere cifre iperboliche, possiamo accontentarci al momento di essere già al primo posto per mortalità tra i Paesi Ocse, con 10.780 decessi l'anno. Le fonti di infezione che si rivelano fatali vanno ricercate tra gli otto batteri resistenti ai farmaci antibiotici e sono causate principalmente dall'uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti industriali, fenomeno che in Italia è considerato più rilevante che negli altri Paesi. Le statistiche parlano chiaro: fino al 75% degli antibiotici usati per l'acquacoltura può disperdersi nell'ambiente circostante agli allevamenti, ed il 70% degli antibiotici è oggi impiegato proprio per gli animali.

 

Per quanto riguarda i consumi di antibiotici ad uso umano, l’Italia si colloca in ottava posizione, sempre tra i Paesi Ocse, con 24 Ddd (dose definita giornaliera) nel 2016, ogni mille abitanti.

 

«La prima misura» per contrastare il fenomeno, ha spiegato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, è la «promozione dell’uso appropriato degli antibiotici: proponiamo di aderire e promuovere, insieme a ministero della Salute e altri stakeholder, la Giornata europea degli antibiotici con iniziative mirate per sensibilizzare gli operatori sanitari e la popolazione. Seconda misura è poi la prevenzione delle infezioni e della diffusione delle resistenze anche attraverso i vaccini: questi possono infatti ridurre l'antibioticoresistenza, in maniera diretta e indiretta».

 

Sul piano delle contromisure, le due più raccomandate ad oggi sono una buona igiene delle mani e un adeguato management del personale sanitario destinato all’informazione su antibiotici e razionalizzazione delle prescrizioni. Per ogni euro investito nella prima il ritorno in termini di contenimento dei costi sanitari e sociali è di 2,50€. Nella seconda per ogni euro speso si risparmiano 1,60€.

 

Sul fronte della eventuale soluzione della problematica, lo studio dei batteri resistenti agli antibiotici ha rivelato di recente una loro particolare caratteristica (la rigidità della loro membrana cellulare) da cui i ricercatori dovrebbero muovere per tentare di mettere a punto delle contromisure che si sperano efficaci.

 

25 febbraio 2019
  


 

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, febbraio 26, 2019
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