Bioplastica dal siero: una conquista dell’Enea per caseifici e ambiente

foto CheeseMaking©Arrivano segnali interessanti sul fronte della produzione delle bioplastiche: il progetto BioCosì di Enea, sviluppato in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant. E con l’Università di Bari, procede verso la sua fase commerciale, che prevederà principalmente la produzione di bottiglie e vaschette. Contenitori questi che troveranno il principale ambito di applicazione nel packaging del settore lattiero-caseario.

 

A presentare l’iniziativa al pubblico radiofonico è stata Radio Vaticana, che all’interno della trasmissione “Economia cristiana” ha dato la parola ad uno degli esperti dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, Valerio Miceli, ricercatore nel campo della sostenibilità dei sistemi produttivi.

 

Lo studio del siero nei laboratori dell'Enea - foto Enea©Il progetto punterà a valorizzare il siero, offrendo un valore ulteriore alle aziende del settore, che sono tenute a gestire il liquido risultante dalle lavorazioni come rifiuto speciale. Da esso sarà così possibile estrarre sostanze utili come lattosio, sali minerali, proteine del latte e altre ancora, utilizzando poi la rimanente parte per ottenere plastiche biodegradabili e compostabili per imballaggi, bottiglie e vaschette alimentari.

 

BioCosì presenta una doppia valenza innovativa: da un lato, il processo di separazione a membrana sviluppato nel Centro Ricerche Enea di Brindisi per il frazionamento del siero di latte, che consente il recupero differenziato di sieroproteine, peptidi, lattosio e sali minerali e acqua che è stata definita dai ricercatori “ultrapura”. Dall’altro, la collaborazione con EggPlant per produrre bioplastica bioderivata dal lattosio estratto dai reflui, materiale biodegradabile che consente la totale valorizzazione dei rifiuti orientata all’innovazione della filiera agro-alimentare. Tra i benefici vanno calcolati anche la riduzione degli inquinanti dell’industria casearia e della plastica nell’ambiente.

 

Secondo studi condotti proprio dall’Enea, l’83% dei rifiuti di plastica censiti nei mari italiani è costituito da packaging usa e getta in plastica.

 

“Questa innovazione ispirata ai principi dell’economia circolare”, spiega Valerio Miceli sul sito web dell’Enea, “con l’obiettivo “zero rifiuti a fine processo” risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo oltretutto di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero”.

 

Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione del caseificio. Un nuovo approccio che rivoluziona il concetto tradizionale del refluo-rifiuto rimodulandolo nella prospettiva della risorsa “verde”, coniugata nei termini dell’innovazione tecnologica per la sicurezza alimentare, dei nuovi materiali ad elevato valore aggiunto per un'agricoltura e industria sostenibili, con l’obiettivo di favorire un circuito virtuoso di sostanze nutritive tra aree urbane e rurali, promuovendo il risparmio energetico, il riciclo e la produzione a basse emissioni di carbonio.

 

“Questa proposta”, prosegue Miceli, “può rappresentare anche una fonte di ricchezza integrativa in termini di redditività per le stesse aziende casearie, per gli stakeholder operanti in filiera e per le Pmi innovative che mirano ad aumentare la competitività del territorio diversificando l’offerta di prodotto”.

 

Attualmente, le bioplastiche rappresentano circa l’1% delle plastiche prodotte ogni anno in Europa (circa 300 milioni di tonnellate), ma la domanda è in aumento e con materiali più sofisticati, applicazioni e prodotti emergenti, il mercato è in crescita. Secondo gli ultimi dati di mercato raccolti dalla European Bioplastics, l’associazione europea della filiera delle bioplastiche, la capacità di produzione mondiale delle bioplastiche è destinata a crescere di circa il 50% nel medio termine, passando da circa 4,2 milioni di tonnellate del 2016 a 6,1 milioni di tonnellate nel 2021.

 

Incrementi a due cifre anche per l’industria italiana delle bioplastiche che nel 2015, secondo uno studio commissionato da Assobioplastiche a Plastic Consult, ha registrato un aumento del 25% dei manufatti prodotti e un fatturato di 475 milioni di euro (+10%).

 

28 gennaio 2019

 

Per saperne di più, clicca qui per il video dell’Enea.

 

Per maggiori informazioni: 

Valerio Miceli, Enea

Divisione Biotecnologie e agroindustria

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, gennaio 28, 2019
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