In Toscana le buone prassi agro-zootecniche per migliorare il latte ovino

   “Migliorare l'allevamento ovino e la qualità del latte, con ricadute sui prodotti finali e sulla competitività delle aziende, attraverso un'agricoltura di precisione che ottimizzi le produzioni foraggere e favorisca una maggiore tutela e valorizzazione dei terreni puntando anche su formazione, nuove tecnologie e continua innovazione”.

È questo, in estrema sintesi, l'obiettivo primario del progetto "GO Precision Sheep - Agricoltura di precisione e qualità del latte ovino", che vede come capofila il Consorzio tutela Pecorino Toscano Dop e come partner scientifici il Centro di Ricerche Agro-ambientali "Enrico Avanzi" dell'Università di Pisa e l'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, insieme a Asso.Na.Pa, Associazione Nazionale della Pastorizia e Aedit srl, società spin-off accademico della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che ha sviluppato il prototipo di una app, presentata da Diego Guidotti di Aedit srl, e rivolta agli allevatori per gestire la produzione agricola, l'alimentazione e l'allevamento delle pecore e la qualità del latte ovino.

«La rivisitazione dei sistemi foraggeri», ha spiegato il Professor Enrico Bonari, dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, «deve partire da una poliannualizzazione delle colture e dalla riscoperta di specie troppo spesso dimenticate, ma ricche di proprietà nutritive per gli ovini. L’alternanza nelle colture, inoltre, può favorire la fertilità e la redditività dei terreni in ottica sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico, prevenendo il rischio di erosione e contrastando il fenomeno dell’abbandono, attuale anche in Toscana».

A ribadire l’importanza di questa attività è intervenuto il Professor Marcello Mele del Centro di Ricerche Agro-ambientali “Enrico Avanzi” dell’Università di Pisa, il quale ha sottolineato come «i risultati zootecnici di questo progetto sono strategici e aiutano a definire le necessità delle aziende di ottimizzare la produzione nell’ottica di una crescente competitività e sostenibilità, sia ambientale che economica». «L’agricoltura di precisione che stiamo perseguendo potrà ottimizzare i foraggi e la qualità del latte ovino, riducendo i costi e aumentando la produttività aziendale con benefici anche per gli animali».

Pur condividendo i fini per cui il progetto è stato avviato, un appunto che va mosso all’iniziativa riguarda l’utilizzo del termine “precisione” - usato e abusato nell’ambito della zootecnia bovina intensiva - in un contesto in cui si sta operando - a quanto pare e per fortuna - nel solco delle buone prassi agro-zootecniche.

Nel progetto trovano un importante uso soluzioni informatiche di facile approccio, come una App creata per facilitare la comunicazione e lo scambio di dati - in tempo reale - tra i vari attori della filiera, aiutando le aziende a decidere come migliorare la produzione tenendo conto di fattori ambientali, climatici e zootecnici.

In sostanza il progetto ha avuto il merito di mettere il mondo della ricerca al servizio degli allevatori di pecore della Toscana. Nella fase di elaborazione, sono state ascoltate le esigenze di molti di essi, con particolare attenzione alle criticità segnalate da chi gli animali li conosce e li segue quotidianamente. Grazie al confronto e allo scambio di dati e di esperienze, l’obiettivo primario sarà quello di introdurre una strategia di buone prassi agro-zootecniche che permettano di trasferire le conoscenze acquisite attraverso un approccio partecipativo, formando inoltre nuove figure professionali, in grado di aumentare l’efficienza e la competitività delle aziende stesse.

Il progetto “GO Precision Sheep”è stato condotto nell'ambito della Misura 16.1 del Programma di Sviluppo Rurale FEASR 2014-2020, e illustrato nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Agrario “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto, alla presenza anche delle classi quarte e quinte dell’Istituto.

6 novembre 2017
 

Commenti (1)Add Comment
Toscana avanti a tutti!
scritto da Rami pastore, novembre 06, 2017
Gran bel progetto, almeno sembra. Peccato non diano tante spiegazioni tecniche. Magari sul sito dell'Università si trovano. Mio nonno aveva un arboreto di piante in cui portava le pecore, credo fossero gelsi e c'erano anche le more, i rovi. Ben venga questa apertura e questa ottimizzazioni. Speriamo che qualche allevatore impari qualcosa, magari anche a tenerselo il latte, e a trasformarlo da sè.

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