L'Europa del latte di pecora punta a far numeri: due milioni di euro per aumentare non la qualità ma le rese

   Ancora una volta c'è la produttività degli ovini al centro di un progetto europeo di ricerca, un progetto denominato SheepNet, che godrà di due milioni di euro di finanziamenti e che si prefigge di "consentire lo scambio delle conoscenze pratiche e scientifiche fra ricercatori, allevatori e tecnici, attraverso un approccio multi-attore e trans-disciplinare", e che prevede l’implementazione e la disseminazione di quelle che saranno ritenute "le migliori e più innovative tecnologie e pratiche per l’incremento della produttività degli ovini".

La "condivisione di competenze ed esperienze sulla produttività degli ovini attraverso la costituzione di una rete di lavoro internazionale" è l’obiettivo dichiarato dai ricercatori coinvolti nel progetto (laddove "SheepNet" è acronimo dell'interminabile "Sharing Expertise and Experience towards sheep Productivity through NETworking"). Ricercatori, dicevamo, che provengono da sette Paesi europei - Francia, Irlanda, Italia, Regno Unito, Romania, Spagna e Turchia - in cui la produzione di latte ovino oltre che storica è rilevante. SI pensi che nel vecchio Continente sono oggi presenti 85milioni di pecore in 830mila aziende, e che nella sola Turchia le 127mila aziende censite allevano 31milioni di capi ovini.

"In Europa" però - sono gli stessi artefici del progetto a dichiararlo - "il numero degli allevatori si è ridotto del 50% dal 2000 a oggi" e "l’attuale declino del comparto è visto come un pericolo per lo sviluppo sostenibile delle aree generalmente considerate meno favorite". Al fine di rinforzare l’attrattività del settore ovino, è fondamentale quindi aumentare, in maniera sostenibile, la produttività delle pecore sia per la carne (numero di agnelli allevati per animale avviato alla riproduzione) e sia per il latte (numero degli ovini in produzione per pecora avviata alla riproduzione).

Il progetto
Oltre ai Paesi attualmente coinvolti, il progetto è aperto a tutti gli altri Stati europei, stakeholders e riproduttori di ovini che vogliano partecipare. I lavori, avviati con un meeting tenutosi nel novembre scorso in Irlanda (presso il centro di ricerca sugli ovini Teagasc ad Athenry), ha assunto concretezza in questi ultimi giorni attraverso un sondaggio conoscitivo, in sei lingue, destinato ai ricercatori, ai tecnici, agli allevatori e ai vari portatori di interesse del comparto.

Un sondaggio che ha come obiettivo l'individuazione delle principali problematiche e necessità relative all’ottenimento di buoni risultati riproduttivi su fertilità, gravidanza e numero di agnelli allevati.

Nell’ambito di SheepNet è prevista la realizzazione di numerosi workshop nazionali e internazionali, pubblicazioni ed eventi, da qui alla chiusura del progetto, prevista per l’ottobre del 2019.

"SheepNet", dicono gli organizzatori, "è una rete di lavoro sull’innovazione orientata alle applicazioni pratiche per migliorare la produttività degli ovini". A nostro avviso sarebbe più veritiero ed onesto da parte loro dichiarare l'interesse ad aumentare ancora (sin quando?, ndr) detta produttività.

"Il progetto", continuano gli organizzatori, "consentirà lo scambio nel tempo delle conoscenze pratiche e scientifiche fra ricercatori, allevatori e tecnici, attraverso un approccio multi-attore e trans-disciplinare. SheepNet promuoverà inoltre l’implementazione e la disseminazione delle migliori e innovative tecnologie e pratiche per l’incremento della produttività degli ovini".

Il ruolo di Agris
L’Italia, rappresentata in SheepNet dall'Agris, (Agenzia per la Ricerca in agricoltura della Regione Sardegna). avrà il compito di animare la rete italiana prevalentemente sui temi che riguardano la produzione del latte. Sono partner dell’Agenzia regionale, nel gruppo di lavoro tecnico-scientifico, l’Associazione Regionale Allevatori della Sardegna (Aras), le Associazione InterProvinciali Allevatori (Apa), l’Associazione nazionale della Pastorizia e la Società italiana di Patologia e Allevamento degli ovini e dei caprini. Il progetto coinvolgerà anche allevatori, imprese e società di servizi che agiscono nella filiera ovina italiana.

Intervistato sul coinvolgimento di Agris nell'operazione, il tecnico dell'agenzia sarda Antonello Carta, capofila e responsabile del progetto, ha sottolineato che «si tratta di un riconoscimento per tutto il comparto isolano e per i tanti studi che l’intero mondo scientifico istituzionale e universitario sardo hanno condotto in questi decenni», in cui, ha proseguito il ricercatore, «il comparto ovicaprino sardo ha fatto passi da gigante nella genetica e nel migliorare le produzioni, garantendo sempre la qualità su cui la Sardegna non è seconda a nessuno».

«SheepNet», ha concluso Carta, «ci permetterà di mettere in moto una rete virtuosa di scambio di conoscenze con gli altri Paesi, così da rendere ancora più appetibile per i nostri giovani avviare aziende ovine in tutti i territori della regione».

Facilitare l'incontro tra consumatori consapevoli e produttori dell'erba
Chi ha coscienza degli accadimenti occorsi negli ultimi cinquant'anni, a seguito della rincorsa alla produttività nel settore del latte vaccino (genetica spinta sino alla creazione di macchine da latte la cui aspettativa di vita è crollata da 16 a 4 anni; alimentazione altrettanto spinta per "esaltare" la produttività oltre i 50 litri al giorno; nessuna cura dell'impatto di tutto ciò sugli animali e sull'ecosistema; manomissione del concetto di qualità del latte attraverso la "dittatura dei valori merceologici" su quelli nutraceutici; crollo della richiesta; crisi mondiale del latte; etc.) sa quali prospettive si innescheranno anche per iprodotti i e i suoi derivati, attraverso questa sfrenata rincorsa alla produttività.

Una cosa pur certa, e confortata da studi scientifici incontestabili è che al crescere della produttività coincide inesorabilmente una riduzione della qualità del prodotto. È su questo piano che bisogna operare per informare e  per affermare il diritto dei consumatori alla disponibilità di un'alimentazione sana, salubre e rispettosa dell'ambiente. Non sarà certo semplice ma l'unico fronte su cui attivarsi adesso per salvare quanto di meglio venga prodotto è quello di favorire l'incontro tra consumatori consapevoli e produttori onesti. Questione non semplice se non si adotteranno i necessari strumenti di controllo e garanzia della qualità reale.

Una qualità che dovrà caratterizzarsi attraverso gli indispensabili requisiti nutraceutici (propri degli alimenti che nutrendo curano, laddove altri nutrendo ci fanno ammalare) e le necessarie certificazioni di garanzia dal produttore al consumatore. In questo senso la rete può e deve essere strategica per favorire l'incontro tra la domanda di qualità reale e la sua offerta.

3 aprile 2017
 

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Salvatore Cartigliano, aprile 03, 2017
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