Il Mediterraneo svela altri segreti sulle origini di latte e formaggi
Un archeologo al lavoro - foto Pixabay©L'archeologia pare volerci restituire oggi quel che ci ha nascosto per 9mila anni. È quello che viene da pensare dopo che ancora uno studio, compiuto stavolta nel bacino del Mediterraneo, è andato ben oltre alla conferma di una diffusa attitudine delle popolazioni preistoriche a trasformare il latte in formaggio. La ricerca, avviata anni fa da un gruppo interdisciplinare di esperti delle Università di York, Bristol, Tubinga, e del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, ha portato al ritrovamento di oltre cinquecento vasi in ceramica con tracce inequivocabili di grassi del latte. I reperti provengono da Spagna, Francia, Italia, Grecia e Turchia.
 
Oltre ad essi i ricercatori hanno esaminato ossa di animali raccolti in ottantadue siti archeologici, al fine di confrontare i tipi di grassi presenti nei vasi con i tipi di animali che nelle varie aree venivano allevati. Uno degli aspetti più interessanti, tra le varie conclusioni a cui il lavoro è giunto è che 7mila anni prima di Cristo latte e derivati erano ben diffusi da Oriente a Occidente in tutto il Mediterraneo Settentrionale, ma che in determinate aree, come in Grecia, si mangiava prevalentemente carne.
 
Una incisione rupestre raffigurante una capra, dagli scavi di Fezzan, in Libia - foto Orizzonti®La responsabile di questa campagna di studio, Cynthianne Spiteri, che è docente di archeometria dell'università di Tubinga, in Germania, ha sottolineato che «il latte era probabilmente una risorsa importante per i primi agricoltori, che possono averlo trasformato in yogurt e formaggio per renderlo più facile da digerire». Ora lo studio affronterà altre questioni di interesse rilevante, quali la capacità dell'uomo del neolitico di digerire il lattosio, fronte su cui già in altri studi era stato osservato che i primi consumatori di latte e derivati avevano difficoltà nell'assimilarlo, in quanto - probabilmente - deficitari dell'enzima lattasi.
 
Dal canto loro, i chimici Mélanie Roffet-Salquë e Richard Evershed, dell'Università di Bristol, nel Regno Unito, hanno aggiunto una interessante osservazione sulla variegata presenza di varie specie animali in diverse e determinate aree. «Questo nuovo studio multidisciplinare», ha sottolineato Mélanie Roffet-Salquë, «ci ha permesso di confermare che nel Mediterraneo del Nord, nel Neolitico, l'allevamento di animali da reddito era diversificato per specie», in base alla conformazione orografica del territorio.
 
Deduzione che trova conferma nelle parole di Rosalind Gillis e Jean-Denis Vigne, archeozoologi presso il Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, secondo cui già a quell'epoca l'uomo aveva capito che «i terreni accidentati sono più adatti alle pecore e alle capre, mentre i paesaggi più aperti e ricchi d'acqua sono maggiormente idonei per i bovini».
 
Lo studio è stato pubblicato online 14 novembre scorso sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences ed è raggiungibile cliccando qui.
 
21 giugno 2016
 
Commenti (1)Add Comment
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scritto da Enzo Lo Scalzo, novembre 25, 2016
Lo stravolgimento sarebbe proprio questo. Nessuna meraviglia che le ere possano avere conservato latticini/condimenti cagliati che con ogni probabilità l'uomo ha consumato, da se stesso e poi dagli altri animali, che rappresenta il cibo primordiale di vita per ogni creatura umana e naturale. La tecnologia di conservazione di "vero formaggio" avrebbe costituito fonte di reperti tecnologicamente più avanzati, ma mi rimando alle conseguenti emozioni di altre scoperte coeve che possano suffragare l'ipotesi di "vero formaggio" e non di "condimento" rimasto nel sapere di regioni con affinità di conservazione di memoria storica come i territori apennino-prealpini della Roya e del retroterra imperiese... Scusate l'ardimento di suggerire addirittura un piccolo territorio ancora dotato di tali memorie

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