Le vacche? Ci tengono davvero all'igiene della pelle!

di Carla De Benedictis, dottoressa in veterinaria (*)

Da qualche anno a questa parte si fa un gran parlare di benessere animale, per fortuna. Se chiediamo ad un semplice consumatore cosa lui intende per benessere, la risposta più comune sarà legata allo stato fisico dell’animale, cioè ben nutrito, pulito, con acqua e cibo a disposizione. I modelli di riferimento sono quelli che si basano su ciò che abbiamo sempre visto: la mucca nella stalla, le pecore al pascolo, le galline nel pollaio. I consumatori di prodotti biologici pensano invece che gli animali godano di quella libertà che in un allevamento convenzionale non si ha. Il tema della libertà è molto sentito. 

Ma siamo abituati a vedere anche maiali relegati in piccole stalle buie, da soli e sul cemento, e pensiamo che sia la normalità; il maiale è maiale, mica ha bisogno di un locale di lusso! O cavalli chiusi nei box tutto il giorno: ci sono sempre stati e non si sono mai lamentati. Detto questo, non è difficile accorgerci che il concetto di benessere animale passa attraverso ciò che siamo abituati a vedere e non per quello che sono le reali esigenze degli animali. Per capire cosa vuole un cane, un  maiale, un cavallo, o una mucca, dobbiamo assolutamente conoscere la loro etologia. Etologia è lo studio del comportamento, sia umano che animale.

Per esempio, l'idea di uomini in carcere, rinchiusi in una cella da due posti adattata a sei, in una situazione di brutalità, ci fa comprendere facilmente che quella situazione non segue l’etologia umana. L’uomo vuole essere libero, pensare, camminare, esprimersi, creare, amare, emozionarsi. Tutto ciò non è possibile in una cella; meno che mai in una cella sovraffollata. Al di là di giudizi etici e morali, il sovraffollamento e la brutalità non riusciranno di sicuro a riabilitarli alla società. Questa è la situazione degli animali in allevamento, anche in quelli famigliari, in stato di sovraffollamento, abbrutiti e reclusi senza aver commesso alcun reato.

E allora, da semplici consumatori quali siamo, come  facciamo  a capire cosa è giusto per gli animali, e cosa no? 

Spero che con la pubblicazione del nostro recentissimo libro(1) e con siti web come questo riusciremo a dare voce alle esigenze degli animali più comuni che conosciamo.

Rastrelliera autocatturante - foto Gruppo Zeta® di Reggio EmiliaPrendiamo le "mucche", ad esempio, che in linguaggio zootecnico sono "vacche". Cosa sappiamo di loro? Le vediamo grandi, sempre tutte insieme, in mezzo al fango o, se andiamo a visitare un allevamento, con la testa incastrata nell'autocatturante (qui sopra), mentre mangiano un miscuglio un po’ puzzolente: una miscela di alimenti maleodoranti e sembrano appagate. In effetti non lo sono. Le vacche (quasi nessuno lo sa!) hanno una grande pazienza e sopportano in silenzio. È inevitabile che una stretta convivenza, senza alcuna libertà di esercitare i propri comportamenti, faccia sorgere conflitti, che poi inesorabilmente portano alla sofferenza.

La vacca ha diverse esigenze tra cui quella fondamentale riguarda la pulizia della pelle. Vorrei vedere ora la vostra espressione sbalordita a leggere queste righe, ma è proprio così. La vacca ha bisogno di pulirsi la pelle, grattarsi, sfregarsi, leccarsi e leccare un'altra vacca e farsi leccare da quella. Questi gesti danno loro molto benessere, le aiutano a sentirsi bene, e a tranquillizzarsi. Come fanno le vacche sempre chiuse o lasciate in spazi ristretti e fangosi ad avere la possibilità di sfregarsi e grattarsi tutti i giorni? Come fanno le vacche senza corna a grattarsi? Tutte domande su cui sarà bene riflettere, com'è bene riflettere sul taglio delle corna che andrà pensato per quel che è: una mutilazione grave, anche per la loro psiche(2).

Chi di voi avrà occasione di visitare allevamenti senza terra, dove gli animali vivono in paddock pieni di fango, senza la possibilità di pascolare e senza alberi su cui grattarsi, capirà quanto essi non si trovino in uno stato di benessere, anche se sono ben nutriti e danno tanto latte. Il concetto di benessere non coincide con il solo stato di salute dell'animale, ma include in sé anche la possibilità di esprimersi secondo le esigenze della propria specie.

Vai alla scheda dell'autrice: Carla De Benedictis 


(*)  
esperta in omeopatia, fitoterapia e agopuntura

26 febbraio 2015

___


(1) Con-vivere / L’allevamento del futuro, di C. De Benedictis, F. Pisseri, P. Venezia - Macro Edizioni - gennaio 2015


(2) "…La decornazione si applica in maniera quasi sistematica anche nelle stalle biologiche, il motivo risiede nel fatto che generalmente una vacca senza corna può adeguarsi a 8 mq di spazio, mentre una vacca con le corna ha bisogno di almeno 12 mq. Decornare è una menomazione che l’uomo infligge all’animale, come il taglio del becco dei polli o il taglio della coda nei suini, è una scelta dovuta all’inadeguatezza degli spazi, di natura gestionale e di scarsissima considerazione per il benessere. È evidente come gli animali che vivono in ambienti adeguati non presentino problemi di aggressività.
Negli ultimi anni sono state selezionate linee genetiche senza corna, per evitare agli animali il trauma e il dolore dell’intervento.
Noi, d’accordo con la visione biodinamica, riteniamo che le corna siano parte della natura di questa specie animale, e che lo caratterizzino profondamente…" (tratto da "Con-vivere / L’allevamento del futuro", di C. De Benedictis, F. Pisseri, P. Venezia, Macro Edizioni, 2015)

 

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