Anna Kauber: ‘‘Razze ovine a rischio? È tempo di riscatto’’

Ruggero Giopp, pastore di pecore Lamon - foto A. Kauber©L’ultimo fine settimana di settembre - sabato 29 e domenica 30 - vedrà compiersi quella che è stata ben definita dalla sua stessa ideatrice e promotrice “una grande sfida”. Anna Kauber, paesaggista e documentarista parmigiana, attenta testimone del mondo pastorale, ha il merito di aver ideato questa prima “Festa del gemellaggio delle tre pecore” - la Cornigliese, la Lamon e la Rosset - coinvolgendo le rispettive comunità in iniziative, approfondimenti e progettualità di recupero e valorizzazione di tre razze accomunate dall’essere a rischio d’estinzione.

La festa del gemellaggio si svolgerà presso l’ex Colonia Montana di Corniglio, sull’appennino parmense, raccogliendo consapevolmente la grande sfida di portare pubblico in un paese senza una vera e propria sagra, ma piuttosto - operando sul doppio binario della festa e dell’approfondimento, sul profilo della competenza e della qualità della proposta, con un’offerta trasversale di conoscenza e di scambio fra i primi soggetti della filiera - i pastori e i trasformatori - e i migliori esperti e studiosi di tutta Italia. Un’idea sostenuta dall’ambizione comune di sviluppare insieme le differenti tematiche relative ai progetti di recupero e di valorizzazione delle razze allevate in via d’estinzione.

Pecore di razza Cornigliese al pascolo sull'Appennino parmense - foto A. Kauber©Il macro-tema dell’evento sarà incentrato sulla trasformazione della carne di pecora, da anni sottoposta al martellamento di un’informazione negativa (circa il suo sapore e l’eticità del suo allevamento) tale da averne ridotto drasticamente il consumo, soprattutto in Settentrione. Si darà quindi la voce in primis ai pastori, per arrivare, con il contributo dei migliori trasformatori - i macellai e i norcini - agli esperti del settore: dai gastronomi ai paesaggisti, dalle reti alle associazioni nazionali, dai maestri assaggiatori agli storici dell’alimentazione, dai cuochi ai giornalisti. E non solo.

«Si sono affiancati a noi», spiega Kauber, «nella formazione del ricco programma, scrittori-camminatori come Paolo Piacentini, col suo libro “Appennino atto d’amore”, Rossano Pazzagli, autore di “Aree Interne, per una rinascita dei territori rurali e montani”, premio speciale “Parco Majella”».

La festa proporrà mostre di artigianato tessile e di fotografia: le tessitrici dei tre territori e delle tre razze useranno le lane delle loro pecore autoctone; le memorie pastorali, immancabili, verranno trasmesse attraverso le immagini e i racconti, perchè è partendo dalla storia collettiva che si può immaginare e costruire il futuro nostro e quello dei nostri figli. Ci saranno inoltre degustazioni pubbliche delle tre tradizioni gastronomiche emiliana, bellunese e valdostana, con valutazioni dal vivo di qualificati esperti, e un convegno domenicale con i contributi di voci autorevoli di livello nazionale.

Pecora di razza Rosset - foto A. Kauber©Vale inoltre la pena di sottolineare che il progetto del gemellaggio sta suscitando grande interesse nel mondo accademico italiano che si cura di queste tematiche. Ecco quindi che, spiega Kauber, «durante la festa annunceremo la volontà di allargare la base del partneriato - come da relativo punto del protocollo firmato - con il Centro di Ricerca “Biocult-UniMol” - in collegamento con Letizia Bindi e Fabio Pilla, e con i pastori transumanti e le pecore di razza Gentile di Puglia, in via d’estinzione».

In concomitanza con la festa si terrà anche la 1a “Rassegna della pecora Cornigliese”, occasione per approfondire la conoscenza sia della razza ovina autoctona dell’Appennino parmense che dei suoi coraggiosi pastori, ma anche e soprattutto per capire le non poche problematicità connesse all’allevamento della Cornigliese.

Infine, e grazie proprio allo spessore di questo programma, gli organizzatori sono riusciti ad ottenere il supporto e la collaborazione di Alma - Scuola Internazionale di Cucina Italiana, che oltre a coinvolgere una cinquantina dei suoi allievi e alcuni loro insegnanti, contribuirà allo svolgersi del programma nei diversi appuntamenti delle due giornate. Proprio Alma sarà coinvolta nella realizzazione del pranzo domenicale, che - al di là dei piaceri del desco e della convivialità - rappresenterà un momento culturale assai rilevante, in grado di elevare un prodotto a torto ritenuto “povero” e poco attraente, valorizzandolo grazie al lavoro di cuochi stellati, i cui nomi al momento non sono stati ancora ufficializzati.

Il programma della festa è consultabile cliccando qui.

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Anna Kauber con Prizeta Brigida, pastora cilentanaStoria di un gemellaggio

A sottolineare il lavoro sin qui compiuto da Anna Kauber, ospitiamo infine un suo scritto, che racconta il Gemellaggio delle Tre Pecore (promosso dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano - Riserva Mab Unesco) come il compimento di un lungo, ostinato e approfondito percorso personale di ricerca e divulgazione. Un lavoro encomiabile, da cui sta per scaturire una rilevante azione sociale che si prefigge di stimolare un importante cambiamento culturale e sociale, e il riscatto profondo di un mondo, attraverso il consumo dei suoi prodotti. Ecco quindi la testimonianza della paesaggista parmigiana, che pubblichiamo con estremo piacere:

Dal 2015 al 2017 ho intrapreso un viaggio, pressochè ininterrotto, di attraversamento della nostra bella Penisola, isole maggiori comprese. Partita dalle Alpi, sulla spina dorsale montuosa degli Appennini fino all’Aspromonte, sono rimasta quasi sempre in quota, sulle Terre Alte. Quelle dei pastori.

Il mestiere del pastore ha una funzione fondamentale per la tutela dei territori, sia dal punto di vista ambientale che idrogeologico. Presidio degli ambienti rurali, la presenza dei pastori è inoltre un formidabile contributo al mantenimento - o addirittura, al ripopolamento – dei luoghi svantaggiati della montagna. Non ultimo, l’attività del pascolo e dell’allevamento semi brado garantiscono la sopravvivenza della straordinaria biodiversità vegetale e animale del nostro paese, incaricandosi indirettamente di mantenere anche l’equilibrio e l’armonia dei paesaggi montani. Nonostante le riconosciute ricadute positive di questo mestiere millenario, nel nostro Paese da decenni assistiamo alla progressiva scomparsa dei pastori e, conseguentemente, di numerose razze autoctone di animali allevati. Oltre alle difficoltà economiche e ambientali e all’evidente durezza di un lavoro che non concede sosta, la figura del pastore ha risentito di un senso di disvalore sociale generalizzato (il pastore ignorante e puzzolente), quasi una negazione/rimozione collettiva - anche all’interno delle stesse comunità storicamente pastorali - del mestiere tout court (sporco e retrogrado) e della sua antica cultura, percepita come inutile e superata. Allo stato dei fatti, oltre a molte varietà di razze ovicaprine, è anche la stessa pastorizia italiana a essere in pericolo di estinzione.

Durante i due anni di ricerca ho intercettato realtà territoriali impegnate in vario modo al recupero e alla valorizzazione delle proprie varietà locali di specie ovina.

Tuttavia, e nonostante l’impegno e gli sforzi profusi, a fronte di qualche soddisfazione le difficoltà delle comunità impegnate nel recupero restano molto numerose. Fra le più consuete criticità, di cui la maggiore è la quasi assenza di risorse economiche pubbliche che obbliga al consueto mero volontariato, mi colpiva l’isolamento e l’assenza di scambi e di confronto. Le attività promosse, molte delle quali anche di ottimo livello, restano limitate nella diffusione al proprio stretto territorio, e al breve termine nelle ricadute. In un mondo connesso, per non disperdere le energie e l’impegno delle singole comunità di montagna una possibile strada poteva proprio essere quella della ‘rete’, della collaborazione far i diversi soggetti per il comune obiettivo.

Da subito, alle primissime proposte fatte agli operatori dei 3 territori, ho avuto adesioni entusiastiche. Fra questi voglio ricordare Silvano Gerbella, allevatore illuminato (e non solo) di pecore Cornigliesi in Appennino: senza di lui non sarei andata molto avanti!

Anche grazie al suo aiuto, ho così chiesto al Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano Riserva Mab Unesco - sempre molto sensibile a queste tematiche e aperto alle esperienze delle diverse aree montane – di farsi promotore di un Gemellaggio fra Comuni molto particolare e sicuramente inedito: il Gemellaggio delle tre pecore.

Questo progetto unisce tre territori di montagna (Lamon nel bellunese, Valgrisenche in Valle d’Aosta e Corniglio nel parmense) singolarmente impegnate a salvare dall’estinzione le proprie varietà ovine locali, rispettivamente Lamon, Rosset e Cornigliese. Pecore dalla stessa duplice attitudine (selezionate per la carne e la lana) e dalle simili problematiche: dalla consanguineità alla sempre maggiore anti-economicità del loro allevamento (non si mangia più carne di pecora, non si utilizza più la lana...) eccetera.

Il gemellaggio crea una piattaforma comune di lavoro, di scambio e di reciproco sostegno, i cui benefici possono intendersi vuoi a livello di operatori (fra gli allevatori); di trasformatori della carne (norcineria, cucina ecc.) e anche della lana (tessitrici e feltro); di studio (scambi di ricerca anche dell’Università) e infine di movimento turistico, ambientale e gastronomico (fiere e incontri).

I territori si propongono in tal modo di lavorare congiuntamente alla valorizzazione degli aspetti lavorativi, culturali, sociali e ambientali collegati alla conservazione delle tre razze ovine, attraverso l’ideazione, lo scambio e la condivisione di strategie e strumenti collettivi per la comunicazione e la promozione delle azioni dei relativi territori.

Diversi i campi d’azione comune: dallo sviluppo delle filiere relative del latte, della carne e della lana, con attenzione e controllo della loro tracciabilità, al il ripristino dei pascoli e mantenimento dell’equilibrio agro-silvo-pastorale e della bellezza del paesaggio; dalle valutazioni dell’impatto del lupo sui territori e analisi delle possibili strategie di convivenza all’ideazione, scambio e condivisione di strategie e strumenti collettivi per la comunicazione e la promozione delle azioni dei relativi territori.

Con la volontà di allargare la base di partecipazione e interesse, le proposte contenute nel protocollo d’intesa dei tre Comuni sono state inoltre presentate alle relative Amministrazioni Regionali, alle Associazioni di categoria, ai diversi Enti Parco dei territori e degli areali di distribuzione degli animali; alle Università e agli Istituti che seguono i diversi progetti di recupero; alle associazioni locali degli allevatori e dei trasformatori e a numerose altre forze - anche su base nazionale - attente a queste tematiche.

La ratifica ufficiale del “Gemellaggio delle tre pecore” è avvenuta a Lamon il 2 giugno 2018.

Il Gemellaggio delle 3 Pecore: un'iniziativa veramente meritoria, unica in Italia. E’ il primo gemellaggio fra comuni montani per salvare insieme le proprie pecore in estinzione. Implica innumerevoli questioni generali, importantissime e urgenti. I Comuni montani in causa sono poveri, mezzi disabitati e i numeri dei capi di tutte e tre le razze sono spaventosamente ridotti. Il Gemellaggio affronta problematiche generali, collettive e sensibili in una Italia per un terzo costituita da montagne; perchè i pastori sono custodi dell’ambiente montano; perchè abbiamo già ridotto a minimi termini la ns straordinaria biodiversità, animale e vegetale; perchè il pascolo è fondamentale anche come garanzia di sopravvivenza di innumerevoli varietà botaniche, altrimenti mangiate dalla boscaglia incombente; perchè continuare ad abitare la montagna evita il dissesto idro-geologico, vera calamità dei ns tempi. Non ultimo, perchè il lavoro pastorale è parte costituente della nostra storia e della cultura, patrimonio e possibile risorsa (noi ci crediamo!) delle comunità.

Anna Kauber

 

17 settembre 2018
 

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, settembre 17, 2018
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