Borgiallo: il caseificio chiede latte dell’erba agli allevatori

foto dalla pagina Facebook del Caseificio di Borgiallo©Sono quasi due anni che seguiamo con vivo interesse e crescente stima la preziosa divulgazione operata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino in favore della diffusione di pratiche estensive di allevamento delle vacche da latte. Attività divulgative effettuate per puro volontariato, che a partire dalla fine del regime delle quote latte (1° aprile 2015), stanno offrendo stimoli al tessuto produttivo piemontese, nella speranza di indurre qualche allevatore ad un ritorno all’erba. Un ritorno che può essere dettato dalla concomitanza di vari fattori: la disponibilità di prati, pascoli e/o fieno, la necessità di contenere i costi di produzione, e una qualche reminiscenza di “come si allevavano” le vacche da latte non più tardi di trent’anni fa.

Bene, se da un lato precedenti iniziative avevano messo a nudo l’esistenza di un mondo allevatoriale ormai tanto corrotto alle pratiche intensive da trovarsi irrimediabilmente sulla via di un non ritorno, da un altro, venerdì scorso siamo stati diretti testimoni di come, in presenza di una somma di fattori positivi (territori collinari e montani e/o caratterizzati dalla presenza di prati-pascolo e prati stabili; produzioni estive in alpeggio, consuetudine all’alimentazione a base di fieno polifita; minime integrazioni locali) la risposta agli stimoli possa essere persino vivace, partecipe e concreta.

Un momento dell'assemblea di venerdì 24 novembre, molto partecipata, presso le sale del Comune di BorgialloCe ne siamo resi conto, con grande soddisfazione, grazie all’iniziativa “Prati e pascoli: un’opportunità per gli allevamenti da latte del canavese” una tavola rotonda trasformatasi in maniera spontanea in un’assemblea molto partecipata, voluta dal neonato Caseificio Valle Sacra (una cordata di imprenditori che ha rilevato la Latteria Valle Sacra, chiusa ormai da molti anni) di Borgiallo e ospitata dall’amministrazione comunale, che nella rinascita del caseificio vede una straordinaria occasione per rilanciare un’economia locale, un ritorno in un territorio che ha vissuto l’emigrazione in città e all’estero, ma anche un’occasione per aggiungere un elemento di attrazione utile ad incrementare il turismo.

La serata, avviata con il benvenuto della sindaca Francesca Cargnello e dell’amministratore delegato del Caseificio, Alfredo Delfino, ha visto gli interventi del professor Andrea Cavallero, già docente della Facoltà di Agraria, esperto di praticoltura, del professor Giampiero Lombardi, docente del DiSAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari) e dell’allevatrice Claudia Masera di Cascina Roseleto, che ha presentato la sua esperienza di passaggio dalla zootecnia intensiva alla zootecnia estensiva, avvenuta nel 2013. Moderatore dell’incontro, il veterinario Asl di Torino 5, Stefano Panzieri.

Venendo ai contenuti degli interventi, dopo i necessari riferimenti alle buone pratiche nell’alimentazione da erba, il Professor Cavallero ha toccato diversi punti probabilmente inattesi per la gran parte dei presenti, per quanto la gran parte degli allevatori presenti in sala (una trentina su un totale di quasi cinquanta partecipanti) fosse ancora avvezzo alla conduzione zootecnica in regime estensivo.

Tra questi, le opportunità offerte dall’essiccazione di fieno insilato (pratica assai consueta nel bacino produttivo che si estende dalla Baviera all’Alto Adige), dalla germinazione delle sementi ad uso di integrazione vegetale (in alternativa alla produzione di sfarinati, utilizzando ciò che si è soliti usare: mais, avena; pisello proteico, favino, etc.) e dall'impianto dell'arboreto aziendale (piante di essenze proteiche capitozzate per ottenere cespugli a disposizione delle lattifere) hanno stimolato la curiosità dei presenti.

Dopo l’esposizione delle tematiche nutrizionali e salutistiche (latte dell’erba ricco di elementi antiossidanti, grassi insaturi, vitamine, etc.) e merceologiche (andamento e ripartizione del prezzo ai componenti della filiera: allevatore, industria, rete commerciale) da parte del Professor Lombardi, l’auspicato confronto ha avuto inizio, portando diversi allevatori ad avanzare domande, manifestare la propria idea, le obiezioni, i pareri, in un confronto che si è fatto via via sempre più vivace ed interessante.

Grande curiosità è stata dimostrata dai presenti per l’eventuale realizzazione di un impianto di essiccazione e insilamento di fieno, ma il quesito che più ha vivacizzato la serata ha riguardato la giusta remunerazione del latte. Produrre di meno, produrre meglio, a patto che si torni a guadagnare, laddove oggi ci si barcamena sul pareggio tra uscite ed entrate, in un contesto di piccole aziende che - evidentemente - hanno altre entrate utili per la sussistenza. Purtroppo o per fortuna le dimensioni della gran parte di queste realtà allevatoriali ha tenuto e mantiene lontane le grandi centrali del latte, per niente interessate a ritirare in zona alpina o prealpina pochi litri di latte al giorno dal singolo allevatore.

In questo senso, per il mantenimento di un tessuto produttivo locale, sarà importante la presenza del Caseificio Valle Sacra, che per bocca del suo amministratore Alfredo Delfino, si è dimostrato interessato a ritirare i latti dell'erba e del fieno prodotti in zona.

L’incontro è terminato con il proposito - avanzato dalla base produttiva - di rimanere in contatto e di mantenere in vita il dialogo avviato. Primo passo: la creazione di una banca dati in cui raccogliere i vari identikit aziendali, necessari per consentire agli esperti intervenuti di redigere un progetto che tenga conto delle singole realtà nel contesto complessivo, delle affinità tra produttori, dei correttivi praticabili, delle disponibilità di prati, pascoli e mangimi prodotti in azienda.

Il prossimo passo sarà la raccolta delle informazioni, oltre la quale c’è da auspicare un nuovo appuntamento che conduca alla realizzazione di un vero piano operativo.

 

27 novembre 2017
 

Commenti (1)Add Comment
Chi (ri)educa i consumatori?
scritto da Ruben Galli, novembre 27, 2017
A me sembra che in questo dispendio di energie manchi qualcosa. Riportare gli allevatori ad allevare le mucche con erba è una cosa ammirevole, ma rischia di non servire a niente se non si educano i consumatori, se non si fa capire alla gente che quei prodotti sono salutari. Allora sì che funzionerebbe! Ma come fai a far capire ai consumatori come stanno le cose? Qualcuno sta facendo divulgazione alla gente? Dove? Come?

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