Valle Sacra: si punta alla valorizzazione dei pascoli del canavese

La locandina dell'incontro di venerdì prossimo a Borgiallo

L’Italia degli allevamenti “dell’erba” non si ferma: per quanto a piccoli passi - e in piccola misura - rispetto ai cugini francesi, produce qua e là latti validissimi, e in qualche modo sembra dare segnali di vita, manifestando localmente la volontà di innescare progetti territoriali che vadano incontro alle esigenze dei consumatori, dell’ambiente e degli animali stessi.

Tra le realtà che si stanno adoperando nella direzione di un cambiamento reale, merita attenzione il Caseificio Valle Sacra di Borgiallo, in provincia di Torino, che organizza per venerdì 24 prossimo alle 20:15, nei locali del Comune (piazza Trucano), un incontro con chi opera, vive e lavora nel territorio canavese, con la finalità di creare maggiori sensibilità sugli innumerevoli vantaggi della zootecnia estensiva.

Una lavorazione di formaggio nel Caseificio Valle Sacra di Borgiallo«Diversamente da molte altre zone del Piemonte», spiega Alfredo Delfino del Caseificio Valle Sacra, «nel Canavese sono presenti estese superfici a prati e pascoli che forniscono risorse foraggere spesso non sufficientemente valorizzate. Il latte prodotto alimentando gli animali con erba fresca di pascolo e fieno polifita ha caratteristiche organolettiche, nutrizionali e salutistiche fortemente superiori a quello di animali allevati in maniera intensiva».

«Oggi», prosegue Delfino, «fasce sempre più ampie di popolazione lo cercano, ma chi lo produce non sempre è a conoscenza del valore del proprio prodotto e, di fatto, la domanda da parte dei consumatori e l'offerta da parte delle aziende agricole non si incontrano».

Per alcuni allevatori il passo sarebbe breve
Per di più esistono realtà che con un piccolo sforzo potrebbero produrre a pieno titolo latte dell’erba e del fieno: quelle che in estate fanno malga e in inverno (spesso per risparmiare) passano ai mangimi (che inficiano la qualità di una parte delle produzioni d’alpeggio) e quelle che pur essendo tornate all’erba e al fieno mantengono ancora alta la quota di integrazione (mangimi, non sempre locali, a volte insilati) per produrre di più, e farsi portar via un latte mediocre dall’industria.

L’incontro, organizzato sotto forma di tavola rotonda, toccherà queste tematiche, proponendole in primo luogo agli allevatori, ai produttori di foraggio, ai tecnici degli enti pubblici e delle associazioni di categoria, e a tutti i cittadini interessati.

Interverranno:
Claudia Masera, titolare di cascina Roseleto, allevatrice e produttrice di latte (e derivati) da vacche alimentate al pascolo;
Giampiero Lombardi, docente del DiSAFA - Università degli Studi di Torino;
Andrea Cavallero, già docente della Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Torino;
Alfredo Delfino, Caseificio Valle Sacra.

Modererà l’incontro il veterinario dirigente ASL Torino 5 Stefano Panzieri.

20 novembre 2017

Cosa accade in Francia:
Francia: se il latte nasce sul pascolo l'allevatore ci guadagna
La Francia come Torino: è in arrivo il latte del pascolo

Selezione dei latti italiani dell'erba e del fieno:
Cascina Roseleto
 (Villastellone, TO)
Azienda Agricola Salvaderi Maleo (LO)
Ferrari Bio (Vezzano sul Crostolo, RE)
Ciasa dò Parè (Soraga, TN)
Azienda Agricola Misonet (Fiavè, TN)

 

Commenti (2)Add Comment
Mangime
scritto da Pasto Rello 88, novembre 20, 2017
Vero, se penso al canavese vedo un territorio ricco di pascoli, ma anche di stalle con gli animali carcerati dentro. Stalle senza prato attorno, transumanze fatte coi camion, e poi fieno che costa fatica farlo o che è caro a comprarlo. Più facile col mangime, un poco di medica ogni tanto, e tanto ma tanto mais per pompare latte. È questa la zootecnia da convrtire al pascolo? Non credo
Contadini
scritto da Valentino Giorgi, novembre 20, 2017
Un minimo fermento sembra di sentirlo, ma passi concreti quando? A parte qualche rara eccezione, a me sembra di capire che gli “schiavi dell’industria” manchino del coraggio per tornare all’erba. Il coraggio non è la dote più comune nei contadini, i più sono stati abituati dai loro padri a pensare a lavorare per il “padrone”, un padrone che pensava cosa era giusto fare: oltre a guadagnare lui, affamare i suoi servi. Oggi con l’industria è uguale, e allora andate avanti così, con la dignità sotto i vostri stessi piedi

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