Torna Tratturo Magno, ma la staffetta dei pastori non convince

foto Pixabay©Partirà mercoledì 27 settembre l’11esima edizione della manifestazione “Tratturo Magno”, che si snoderà lungo un percorso di oltre 260 chilometri, da Campotosto a Foggia, in dodici tappe complessive e in altrettanti giorni. Ad essere coinvolti in quella che è una staffetta celebrativa e non più una vera e propria transumanza, purtroppo, saranno dodici pastori, che percorreranno con le loro greggi, in staffetta, quel lungo percorso che anticamente era battuto da centinaia di famiglie nella sua interezza, sempre alla ricerca dell’erba migliore.

Nel presentare l’iniziativa, che quest’anno ha ricevuto il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, sono stati i responsabili dell’associazione Tracturo3000, che hanno parlato di “recupero e valorizzazione del Tratturo Magno e di tutta la rete dei Regi Tratturi, beni comuni intorno cui ricostruire il tessuto sociale delle aree interne di Abruzzo, Molise e Puglia”.

   Bisogna rilanciare la cultura dell’erba
Concetti, quelli del recupero e della valorizzazione, che purtroppo vengono ora reinterpretati in chiave un po’ astratta e utilitaristica in quanto per vedere rinascere la vera cultura (perché di cultura si tratta) della transumanza bisognerebbe prima intervenire sull’organizzazione delle singole aziende, riportando quelle, una per una, a riscoprire i valori e i vantaggi dell’alimentazione da erba, e sostenerle in un sacrificio che - se correttamente inserito in una strategia complessiva - porterebbe soddisfazioni e reddito. Pura utopia, purtroppo, sinché vivremo nei disvalori dei mangimi e della vita “comoda” vissuta oggi da chi ha fatto più tesoro dei suggerimenti dei tecnici che degli insegnamenti dei propri avi.

D’altro canto però è pur vero che non possiamo pensare alle tradizioni come a qualcosa di immodificabile, per cui apriamoci anche a considerare quali benefici porterà - e a chi - una transumanza fatta per un dodicesimo della sua interezza da altrettante aziende, che ormai non riescono a pensare di potersi allontanare dalle proprie sedi. Dal punto di vista degli organizzatori, “questa iniziativa intende contribuire a promuovere, a stimolare e a rafforzare la resilienza delle comunità locali che vivono lungo il Tratturo perché si avviino nuove attività sociali, economiche e culturali intorno a questo bene comune, per la felicità e il benessere delle persone e il rilancio socio-eco-sostenibile dei territori attraversati”.

“A distanza di anni”, proseguono i responsabili di Tracturo3000, “sono state avviate diverse attività e si parla sempre di più di “transumanza” e di Tratturi. Certo, un piccolo passo fatto, che potrebbe diventare grande laddove si riuscisse a dare il giusto risalto anche ai valori del pascolamento, un tempo insiti nel mondo dei transumanti, per quanto senza la consapevolezza dei benefici nutrizionali e salutistici che oggi abbiamo.

Da trent’anni a questa parte infatti il mondo della ricerca ha scoperto le preziose caratteristiche che solo i prodotti dell’erba hanno in sé: dai benèfici acidi insaturi, ai preziosi antiossidanti, agli anticancerogeni che con il passaggio all’alimentazione del bestiame a base di mangimi (insilati, unifeed, etc.) sono andati perduti per lasciare il passo ai problemi indotti nella nostra alimentazione dalla zootecnia intensiva.

25 settembre 2017
 

Commenti (3)Add Comment
Erba
scritto da Silvana L. 77, settembre 25, 2017
Riportare le bestie all'erba, chissà. Oramai i più non sanno neanche cosa vuol dire. Pensano sia "fatica", "tempo perso", pochi guadagni. E a forza di comprar mangimi sono sempre squattrinati. Poveri stupidi!
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scritto da Festa Romolo, settembre 25, 2017
Se ne parlava con amici anno scorso di questi tempi e le conclusioni erano queste. Ma di quali valori ti appropri che hai messo su un circo fatto di niente? Solo in Otalia succedono queste cose, e i due parlamenti danno il loro patrocinio anziché imporgli degli obblighi. Vergogna
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scritto da fulvio galimberti, settembre 25, 2017
è tutto un magna magna, e gli dicono pure bravi

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