Mandrie e campanacci: per una volta l’Italia dà lezione alla Francia

   C'e' un pascolo, in Alta Savoia, nel comune di Le Biot, 517 anime appena, che da sempre e' caricato da mandrie di animali. Si badi bene, nulla di insolito: semplici vacche che grazie al loro brucare contribuiscono alla bellezza del panorama, e a rendere autentica - dal punto di vista sonoro - una cartolina che non potrebbe che comprendere anche il tintinnio dei campanacci. Tanto quanto l'€™aria frizzante e il profumo dei prati e dei boschi riescono a fare.

Si badi bene, Le Biot, oltre ad essere un piccolo paese ai piedi delle Alpi (660 mt s.l.m.) in un passato non tanto remoto - correva l'anno 1975 - rischio' di diventare una localita' fantasma, toccando il numero minimo di abitanti mai registrato prima: 215 persone appena. Poi una ripresa demografica, grazie anche alla pace e alla bellezza dei luoghi, alle loro sorgenti di acqua, al turismo.

Il manifesto di ''Sons et sonnettes dans les alpes'', mostra-mercato tenutasi il 7 settembre ad AostaUna cittadina piacevole e autentica - come ce ne sono tante ai piedi della catena montuosa piu' importante d'Europa - che pochi giorni fa ha rischiato di perdere una parte importante del suo carattere - proprio il tipico suono dei campanacci - a seguito di una petizione presentata da una dozzina di proprietari di abitazioni site in localita' Col du Corbier.

I firmatari della missiva, indirizzata alla fine di agosto al sindaco Henri-Victor Tournier, si lamentavano della rumorosita' dei campanacci, gia' che le vacche pascolano nei prati di fronte ai loro moderni appartamenti.

Il sindaco, che e' in carica da diversi anni (fu eletto per la prima volta nel 2005) e che un po'€™ il metro con le esigenze dei suoi cittadini deve averlo gia' preso da tempo, ha cosi' deciso di verificare se gli autori fossero residenti o meno, scoprendo che undici di loro - undici su dodici - non vivono la' che per poche settimane all'anno. Una presenza troppo marginale per riuscire a pensare che il proprio sentire non lo sia altrettanto.

Ad ogni modo, armatosi di santa pazienza, il primo cittadino ha deciso di respingere la richiesta senza perdere l'occasione di commentare che la strada che collega Le Biot a Bonnevaux - e che passa sotto quelle case, la RD 32 - e' di sicuro piu' rumorosa (oltre che meno removibile) dei campanacci. Cosi' dicendo e facendo ha comunque tentato una conciliazione intervenendo sull'€™alpeggiatore e consigliando ad esso semmai - ma solo nella forma del suggerimento - la sostituizione dei campanacci in dotazione, con modelli di dimensioni - e di suono - piu' contenuti.

A chi lo ha intervistato sul suo rifiuto, Monsieur Tournier ha ricordato che grazie alla presenza di quella mandria l'amministrazione locale risparmia 7mila euro per la falciatura dei prati e l'ambiente si salva dal rumore e dall'inquinamento - quelli si' che darebbero fastidio! - delle falciatrici a motore.

Il sindaco della cittadina savoiarda ha inoltre gentilmente invitato i firmatari della petizione a presenziare al prossimo consiglio comunale di meta' ottobre, scoprendo pero' che nessuno di essi potra' partecipare in quanto in quella data saranno ormai tutti nelle loro residenze principali.

Per quanto gia' edificante di per se', questa piccola vicenda dei nostri tempi ci piace doppiamente in quanto ci consente di scoprire una fortuita e curiosa coincidenza: di li' a qualche giorno, dopo che un manipolo di cittadini della civile Francia aveva cercato di opporsi all'inquinamento acustico dei campanacci, il 7 settembre, giovedi' scorso, 130 chilometri piu' a sud, al di la' dalle Alpi, si sarebbe celebrata la tradizionale Sons et sonnettes dans les alpes€, la mostra-mercato dei campanacci che con 26 espositori (19 valdostani, 6 piemontesi e uno svizzero) e 800 campanacci ha rallegrato con i suoi rintocchi e il suo caldo vociare, il centro storico di Aosta. Senza che si sia levata protesta alcuna bensi' con un grande seguito di gente - grandi e piccoli - che ha vissuto l'evento per quello che doveva essere: una festa, e l'€™occasione per qualche acquisto (anche di formaggi, ndr) e un po' di allegria.

Una cronaca cosi', una volta volta tanto, non puo' non riempirci il cuore, con il nostro Paese che, seppur occasionalmente, e' riuscito a dare una ''€œsonora''€ lezione di civilta' ai cugini francesi, in genere abituati a dirne e farne sempre meglio di noi. Bene, il pensare che a far questo sia stata la nostra civilta'  dei campanacci non puo' che mettere dentro anche a noi tanta ma tanta allegria.

11 settembre 2017
Ã

Commenti (2)Add Comment
...
scritto da Raviggiolo 82, settembre 12, 2017
C'è poco da fare: per il cittadino che nella montagna cerca il silenzio, trovarsi ha che fare con i campanacci può essere un problema. Ed è un problema risolvibile solo se ti muovi a capirlo e se vai ad abitarci lì. Avevo un amico che prese casa a 10 metri dalla ferrovia a Roma Ostiense. Gli dissi >, e lui: . E io
torniamo alle cose vere
scritto da Paolo Burla, settembre 11, 2017
Ciò dimostra che secondo la "gente di città" la campagna dovrebbe essere asfaltata e senza odori. Mi viene da pensare ad un mio vicino di tanti anni fa che trovava fastidiosa un piccolo gruppo di caprette tibetane che a volte belavano...ma lui veniva da una zona residenziale di Roma. Pensare che il poeta citava il "sacro odor di letame", materia senza la quale non sarebbe esistita l'agricoltura, tantomeno i buoni formaggi fatti con latte di pascolo...

Scrivi un commento
diminuisci le dimensioni del form | aumenta le dimensioni del form

security code
Trascrivi i caratteri che vedi qui sopra


busy