La Francia come Torino: è in arrivo il latte del pascolo

Il logo-marchio del Latte del Pascolo bretoneA giudicare dalle iniziative che da qualche tempo si susseguono all'€™estero, il latte di qualita' reale sarebbe richiesto da un pubblico magari non ancora numeroso ma di sicuro ben informato, e sempre piu' vasto. La gente diffida delle pubblicita' ingannevoli dell'€™industria (sempre attiva nel millantare paesaggi alpini, ndr), e sa che un buon bicchiere di latte, quando e' buono (latte del fieno, o meglio del pascolo), vale la pena berlo, e allora cerca il buon latte vaccino di animali che non conoscono insilati e unifeed.

E' cosi' che alle inizitive svizzera, inglese e francese, da noi presentate nel corso del 2017 si aggiunge ora quella di un gruppo di allevatori bretoni, che mercoledi' scorso, 6 settembre, ha annunciato la nascita di ''€œLait de Paturage'' (Latte di Pascolo), associazione e marchio che contraddistingueranno il prodotto di bovine che abbiano pascolato un minimo di 150 giorni all'anno, per non meno di sei ore al giorno.

Vacche di Cascina Roseleto al pascolo. Nel 2016 le bovine dell'azienda di Villastellone hanno pascolato 225 giorniIl nuovo latte "estensivo", presentato a Ille-et-Vilaine, ha il sostegno dell'€™amministrazione regionale bretone ed ha ottenuto l'assistenza delle Chambres d'€™Agriculture, del Frsea (principale sindacato agricolo della regione) e del Jeunes Agriculteurs de Bretagne, oltre che del Gie - Eƒƒ‰levages de Bretagne, che ha redatto il disciplinare di produzione.

Il primo successo e' stato ottenuto grazie ad un accordo con la cooperativa Sodiaal, che si impegna a trasformare la materia prima senza miscelarla con latti di diversa natura, al fine di creare una nuova linea di formaggi ''del pascolo''. Inoltre sarebbero gia' in corso trattative con una ''firma''€ del settore catering per un rilevante accordo commerciale.

Fatte queste premesse, l'associazione dichiara sin dal suo primo passo di non volersi limitare ad essere una realta' regionale: ''Nasciamo in Bretagna ma non abbiamo alcuna intenzione di rimanere relegati in questa sola regione'', hanno spiegato i responsabili commerciali alle agenzie di stampa francesi. Il Lait de Paturage cerchera' quindiÃadesioni ''ovunque esista in Francia una cultura del pascolo'' puntando anche a valorizzare un'agricoltura di qualita', che puo' e deve fare a meno di chimica e di dannose smanie produttive.

E cosi', mentre la Francia registra quindi la sua seconda iniziativa tesa a produrre del latte alimentare di qualita' reale, l'Italia sembra restare alla finestra, con un Centro-Sud in cui "estensivo" e' sinonimo solo di latte ovicaprino (la cultura del fieno per le vacche da latte, perennemente stabulate, tranne rare eccezioni, e' ormai un ricordo, ndr) e un Nord in cui gli esempi virtuosi si contano sulle dita di due mani (brilla tra tuttiÃCascina Roseleto, nel torinese, con 225 giorni di pascolo nel 2016!) ma non sono ancora riusciti a trovare un loro progetto unitario. Staremo a vedere se prima o poi anche nel nostro Paese qualche azienda riuscira' a trovare una coesione, magari partendo proprio dal Piemonte, che una cultura del pascolo ce l'ha davvero, ben oltre le fantasiose campagne pubblicitarie sbandierate da qualche industria.

11 settembre 2017
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Commenti (2)Add Comment
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scritto da Lorenzo Laskar, settembre 12, 2017
Viaggio l'Europa a ridosso delle Alpi: Austria Germania Svizzera e ogni tanto Francia. Fa piacere leggere questo, avendo avuto un infanzia con zio che allevava la mucca Rendena. E so come è il buon latte.

In Italia trovare il latte che sa come allora è una impresa da abbandonare. Mission impossible, a parte questa azienda che dite qui, che ho provato il latte a Torino ed è buono, ma quando vai altrove scordatelo il latte buono. Un amico a Napoli mi disse "assaggia questo, è un latte speciale che si fa in Campania, mi pare Nobile, e lo trovai come un latte di industria. Apparte il prezzo che è 2€. Vergognoso.

Tutto qui e una grande bella notizia sapere che tra poco anche la Francia avrà una offerta simile a Germani e forse ad Austria. Viva l'Heumilch! Viva il latte del fieno, e del pascolo! Bravi!
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scritto da Zangola Clandestina, settembre 11, 2017
E così i francesi, che di praterie in molte regioni ne hanno a non finire, si organizzano. Bravi. Diverso da noi, dove di pascolo ce n'è assai meno, per cui credo che da noi mai avremo una proposta del genere, ed è già un bene che in alcune zone fortunate, come a Torino, ci sia qualche produttore virtuoso. Però se posso permettermi il titolo lo vedo un po' esagerato!

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