Sardegna: la crisi del latte accantona Oilos e chiama la politica a misure straordinarie

   A fine dicembre, per la precisione all'antivigilia di Natale, in molti avevano accolto la nascita dell'Oilos, l'Organizzazione Interprofessionale Latte Ovino Sardo, come un evento epocale. Un "passaggio storico" per il mondo lattiero-caseario e per l'economia dell'isola tutta. Tra di essi si era levata alta la voce del governatore Francesco Pigliaru, che si era pubblicamente compiaciuto per quella che di fatto è una conquista del comparto, e che al comparto dovrà garantire maggiori stabilità e minori oscillazioni e un maggior peso sul mercato. Peccato che la sua nascita abbia preceduto di pochissimi giorni l'ingresso in uno stato di crisi senza pari. Una crisi che richiama prepotentemente in campo la politica, che dal suo canto sembrava voler fare più un passo indietro che uno avanti.

Tornando alla nuova organizzazione, si tratta di uno strumento innovativo per il nostro Paese, che vede coinvolte tutte le componenti della filiera del latte ovino regionali (allevatori, cooperative e industrie di trasformazione, ma anche associazioni di categoria e Consorzio di Tutela del Pecorino Romano) e che nasce per definire i livelli di produzione della materia prima, per programmarne la trasformazione e per incidere sulla presenza del prodotto sui mercati, garantendo protezione contro le fluttuazioni economiche dovute a speculazioni o più semplicemente dovute all'improvvisazione con cui alcuni soggetti hanno sinora affrontato il mercato. Di sicuro non è ad essa che viene demandata la gestione di crisi straordinarie come quella in atto, per rispondere alle quali la politica è tenuta a tornare in campo, con dispositivi e misure altrettanto rilevanti.

E pensare che nel gioire per la nascita dell'Oilos, proprio Francesco Pigliaru aveva come preso le distanze, per conto dell'Amministrazione Regionale, da nuovi coinvolgimenti straordinari: come a dire agli attori della filiera "ora siete maturi per concertare tutte le soluzioni del caso". Nel compiacersi per la nascita dell'Organizzazione Interprofessionale, il governatore sardo (che a seguito delle dimissioni dell'assessore Elisabetta Falchi ha assunto all'inizio di dicembre l'interim dell'Agricoltura, assieme al suo vice Raffaele Paci, ndr) era giunto a rifiutare prospettive di interventi-tampone e di ricette emergenziali per contrastare sia i crolli ciclici del prezzo del latte che quella mancanza di certezze che da sempre in Sardegna attanaglia il comparto.

La crisi più nera
Di lì a pochi giorni, il 29 dicembre, ecco arrivare, come una doccia gelata, l'annuncio di un'ulteriore flessione delle quotazioni del Pecorino Romano Dop. Una gravissima debacle per il formaggio a cui è agganciato il prezzo del latte ovino in Sardegna, passato dai 9,50€/kg del luglio 2015 agli attuali 5,30€/kg. Un crollo verticale, che ha trascinato il prezzo della materia prima attorno ai 55-60 centesimi di euro al litro (era attorno agli 85 centesimi all'inizio del novembre scorso). Un prezzo dimezzato rispetto alle quotazioni del 2015, che non riesce più neanche a coprire le spese di produzione.

Una situazione grave, gravissima, che attorno all'inizio del nuovo anno ha assunto i connotati della crisi sociale, per la prospettiva concreta di veder chiudere moltissime aziende, in una regione storicamente vocata alla produzione di latte ovino. Da lì in avanti, oltre alle rituali prese di posizione delle associazioni di categoria, una nuova mobilitazione è scaturita dalla base produttiva, portando alla convocazione delle assemblee dei pastori, sostenute dai rappresentati delle amministrazioni locali, sindaci in testa.

La strada indicata da Arbau
È così che da Ottana a Ozieri, da Nuoro a Ollolai, è ripartito un fermento che non si sentiva da anni, e che ha visto avanzare varie proposte e istanze. Tra tutte, quella del primo cittadino di Ollolai, Efisio Arbau, leader del movimento La Base, brilla per originalità e argomentazioni, richiedendo di imporre un prezzo politico al latte ovino, e indicando una ricetta che oltre ad apparire innovativa, sembra poter funzionare: «All’interno del Patto per il latte», ha esordito il sindaco del paese barbaricino, «c’è la soluzione per l’immediato. La crisi è causata da una dinamica al ribasso del prezzo del Pecorino Romano e su questo bisogna intervenire. La Regione Sardegna, dopo aver stipulato un accordo con trasformatori e pastori per un prezzo del latte politico per la stagione 2016/17, stabilito a 80 centesimi, acquisisca tutte le scorte di Pecorino Romano al prezzo del latte con il quale è stato prodotto nella stagione 2015/16, ad iniziare da quelle delle cooperative più in difficoltà, ed utilizzi, in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, queste scorte per fare alcune iniziative utili alla comunità regionale».

Tra le iniziative suggerite da Arbau figurano le misure per la promozione dei prodotti caseari sui mercati esteri e il finanziamento di campagne di educazione alimentare, da attuarsi nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle grandi manifestazioni popolari. «Solo questa misura», ha proseguito Arbau, «garantirebbe una remunerazione in grado di salvare dal disastro i pastori e quindi l’economia della Sardegna. Ma serve che la politica faccia la politica e non fugga con finte risposte burocratiche».

In mancanza di ciò, quel che si prospetta, secondo Arbau è «il baratro, la distruzione del comparto ovino e con esso quello lattiero-caseario. Per scongiurarlo serve un immediato e improcrastinabile intervento della Regione per fissare un prezzo politico per il latte ovino. Pensiamo che non si possa andare sotto gli 80 centesimi al litro, che rappresentano la linea di salvezza, in attesa di tempi migliori».

Conclusioni
La sensazione è che alla Sardegna tutta serva un approccio nuovo alla gestione di un comparto storicamente rilevante per l'economia regionale, e che per la stessa società sarda ha da sempre rappresentato un tessuto forte, diffuso, indentitario. Che andrà rinnovato - è evidente - ma che appare irrinunciabile. Per difendere questo, e con questo il futuro dell'isola, servono scelte nuove e forse neanche tanto impossibili. Serve più di tutto che ognuno faccia la sua parte, e serve una maggiore unità complessiva, capace di porre l'Oilos in grado di guidare il comparto verso orizzonti di maggiori certezze. Servono dirigenti più preparati ai vertici di molte cooperative, in grado di affrontare oggi le sfide di domani con strategie lucide e collaboratori competenti
. La politica sarda, infine, è chiamata ad agire, ora e bene, senza incertezze né tentennamenti. Saranno i prossimi giorni a farci capire - dopo un ennesimo incontro annunciato da Raffaele Paci tra Giunta Regionale e produttori - se questo accadrà e in quale direzione una ripresa sarà possibile.

Un segnale di speranza
Una curiosità, infine, per alleggerire il peso di questo racconto e concludere con un segnale di speranza: nel Supramonte - è notizia di questi giorni - un geografo professionista, Matteo Carta, 36 anni, ha concluso un suo lavoro di ricerca e documentazione sulle tracce degli antichi pastori sardi. Il frutto di questo suo lavoro, durato alcuni anni, si è tradotto in un libro che parla di una Sardegna straordinaria e integra, 
di territori, sentieri, flora, fauna e segni del tempo.

Il volume, intitolato “Sentieri: 42 trekking nel Supramonte, cuore segreto della Sardegna e del Mediterraneo” è edito da Fabula ed è destinato non solo agli appassionati del genere ma anche a tutti coloro che desiderano riscoprire il territorio attraverso i toponimi e le tracce lasciate nel tempo dagli antichi pastori.

È anche in quella direzione, verso un turismo interessato alla sostenibilità ambientale, ai paesaggi, alla natura, alle culture più reali, e ai prodotti più autentici, che la Sardegna deve muoversi, adesso. Magari producendo un poco meno e ancora meglio: riscoprendo i valori del pascolo, dell'erba e del fieno, limitando i mangimi allo stretto indispensabile. E puntando - perché no? - a qualche formaggio innovativo e a nuovi mercati, in Italia e all'estero.

16 gennaio 2017
 

Commenti (2)Add Comment
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scritto da Ivo il CreatIvo, gennaio 16, 2017
Qualsiasi regione vai ci sono formaggi di tradizione e formaggi di fantasia. In Sardegna fatta qualche eccezione trovi sempre i soliti quattro formaggi. Il mercato chiede formaggi aromatizzati, formaggi freschi, cremosi, originali, e la Sardegna no, quelli non li vuole fare.
Che ci sbattano il muso adesso, poi chissà un giorno forse capiranno. Dispiace perché è brava gente, ma se non hanno un capo che li guida, da soli dove vanno?
Troppo latte
scritto da Loffredo Valente, gennaio 16, 2017
Situazione molto ingarbugliata. Non vorrei sparare sentenze, ma forse producono troppo latte. chi li ha portati a produrre così tanto, a dare mangimi, a fare praticamente un solo formaggio, legando cioè il prezzo del latte alle sorti di quel formaggio? I primi improvvisati mi sembrano i gestori della cos apubblica che si sono avvicendati negli anni alla guida della Sardegna. Miglioramenti, stabulazione, mangimi, e poi? Eccolo il poi, ci sono dentro fino al collo adesso.

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