Sicilia: il cartello delle industrie strangola il mondo dei pastori

Pecore di razza comisana - foto allevamento Giuseppe Ciraulo®Se la Sardegna pastorale da qualche settimana sorride, con il prezzo del latte ovino schizzato oltre la quota di un euro al litro, lo stesso non si può dire per l'altra grande isola del nostro Paese. In Sicilia infatti, «a fronte di un costo di produzione che supera gli 80 centesimi, il prezzo fissato dalle industrie oscilla tra i 64 e i 74 cent, Iva inclusa». A denunciarlo è Alessandro Chiarelli, presidente della Coldiretti regionale, che non perde tempo e va subito al nocciolo della questione: «Ogni anno», aggiunge il numero uno della prima confederazione agricola siciliana, «arrivano sull’isola tonnellate di cagliate, di preparati, di formaggi spalmabili. Ed è grave che alcune industrie di caseificazione scelgano di utilizzare materie prime straniere, confezionando all’esterno prodotti che poi vendono in Sicilia» e producendo ufficialmente e in larga parte formaggi "tipici siciliani.

«Il latte ovino, da troppo tempo», prosegue Chiarelli, «è sottopagato da un cartello di caseificatori che non permettono né di valorizzare la produzione né di contribuire all’economia». E così, quelli che storicamente sono stati tra i protagonisti della scena produttiva del settore primario siciliano, producendo una buona parte dei Formaggi Storici Siciliani, oggi rischiano di scomparire, vedendo assottigliarsi - anno dopo anno - il loro numero, a causa di una concorrenza sleale che in altri Paesi è severamente sanzionata dalle autorità competenti.

Pecorino siciliano - caseificio Massimo Todaro®I dati presentati ufficialmente dalla confederazione agricola sono impietosi: in tre anni gli allevamenti dell'isola hanno perduto oltre 112mila capi ovini da latte. Dai 723mila del 2011 si è passati a poco più dei 611mila del 2013, e per l'anno in corso c'è il forte timore che il fenomeno possa continuare. L'anno scorso la zootecnia siciliana registrò un decremento di circa 84 milioni di euro e un aumento dell’importazione di latte e formaggi del 5% rispetto all’anno precedente. In una regione che produce appena un quarto di quanto consuma, e che non riesce a vendere tutto ciò che di autentico produce, vedendosi spesso costretta a vendere latte e formaggi fuori dai propri confini.

Sulla questione Chiarelli ha richiesto un incontro con il governatore Crocetta, il quale non più tardi di due anni fa rimase inerme di fronte ai gravi tagli che resero marginale l'attività del CoRFiLaC (Consorzio Ricerca Filiera Lattiero-Casearia) di Ragusa. Staremo a vedere se e quanto il governo della Sicilia ha a cuore una delle principali realtà del mondo agricolo regionale. Basterebbe poco davvero, se solo esistesse la volontà di intervenire.

24 novembre 2014
 

Commenti (3)Add Comment
...
scritto da Roberto Rubino, novembre 26, 2014
siamo alle solite. Quando qualcosa va male la colpa è degli stranieri, o dei neri, o dei brutti. Diocleziano per bloccare l'importazione dei vini dalla Provenza, mandò le legioni e fece estirpare le vigne. Vedo che dalle nostre parti molta gente rimpiange quei tempi. Il problema non sono le cagliate che vengono da fuori(quanto vino siciliano va fuori?), ma la nostra incapacità di "leggere" il territorio, di capirne i problemi. Per la Coldiretti la causa di tutta l'agricoltura italiana è l'importazione dei prodotti. Con questo tipo di analisi non si va da nessuna parte. Verrebbe da dire che la causa è proprio questa:la loro incapacità di capire l'agricoltura. I motivi della crisi sono tanti, ma se ne dovessi indicare uno lo troverei nel prezzo unico al latte che le Organizzazioni Professionali impongono agli industriali. Il prezzo unico significa che tutti gli allevatori ricevono un unico prezzo anche se la qualità è diversa. E così chi fa un buon latte, riceve una miseria in cambio e chi fa un pessimo latte viene premiato. Indovinate chi ha chiuso o è destinato a chiudere? Guardassero in casa loro invece di sparare lontano.
...
scritto da Magda 81, novembre 24, 2014
Ricordo il caso di un produttore di formaggio vicino a Palermo che venne trovato con il latte in polvere in caseificio. Se non sbaglio ne parlaste anche voi. La multa fu irrisoria e dopo poche settimane la sua attività aveva ripreso a pieno regime, e allora quello oggi come lo farà il formaggio, col latte dei pastori? Ci vorrebbero regole certe e più polso nell'applicarle. Troppo malaffare poi e troppe connivenze. Così non se ne esce. Crocetta e la sua giunta hanno una visione del mondo da burocrati urbani, non se ne esce
Il marcio della politica
scritto da Rossella Oara, novembre 24, 2014
Si fa presto a ragionare senza sapere. Gli interessi troppi, la politica assente, o quando c'è è tanto lontana dalle cose reali della gente. Poi finisce che uno alza il telefono e convoca la stampa e vuota il suo sacco. Dice due cose che hai in mente, senza raccontarla tutta. La faccenda è grave ed è tanto più grave perché la politica è lontana. O forse proprio non c'è. O forse è talmente vicina al malaffare da non riuscire a fare bene. Non vedo prospettive buone all'orizzonte, purtroppo. E forse non ce n'è

Scrivi un commento
diminuisci le dimensioni del form | aumenta le dimensioni del form

security code
Trascrivi i caratteri che vedi qui sopra


busy