La politica ha ucciso la scienza: liquidazione in vista per il CoRFiLaC

Uno dei laboratori del CoRFiLaC che il mondo lattiero-caseario ci invidia. Le sue maestranze, la sua ricerca, il suo futuro stanno per essere cancellati da una politica cieca alla ricerca forsennata di tagli alla spesaOggi si può dire, senza tema di smentite, che le clamorose dimissioni di Giuseppe Licitra da presidente del CoRFiLaC di Ragusa (il consorzio di ricerca a cui fanno capo il Ragusano Dop, il Pecorino Siciliano Dop e una vasta attività di ricerca scientifica), avvenute il 3 maggio scorso, erano qualcosa di più che delle semplici dimissioni.

Le tine e gli attrezzi di legno utilizzati per caseificare il Ragusano Dop. Uno degli aspetti più rilevanti dell'attività del CoRFiLaC consiste nella salvaguardia delle attrezzature in legno quali vettori di flora batterica indispensabile alla caseificazione e alla stagionatura deiprodotti tradizionali

Oggi si può anche affermare che il grave taglio di fondi al bilancio di quel consorzio era qualcosa di diverso da un semplice taglio, e che se una parte dei dipendenti non è stata coesa nel difendere il proprio posto di lavoro e il ruolo del proprio consorzio, è perché la politica più sconcia - quella che se ne frega di cultura e mondo scientifico - è riuscita ad insinuarsi sin nel cuore dell'ente ragusano, come il cancro colpisce un organismo sano, sino a procurarne la morte.

 

E di morte annunciata si sta parlando da giorni, ormai, sulla stampa locale siciliana, in un consesso pubblico in cui in molti - troppi - ora si slanciano a dire ognuno la sua, dopo aver fatto chi poco e chi niente (e chi molto, nel male) affinché l'epilogo, ormai annunciato, fosse scongiurato.

Il Lactobacillus delbrueckii, qui osservato al microscopio, è uno dei principali costituenti della microflora presente nelle tine di legno utilizzate per caseificare il Ragusano Dop. Uno degli aspetti più rilevanti dell'attività del CoRFiLaC consiste nella salvaguardia delle attrezzature in legno quali vettori di flora batterica indispensabile alla caseificazione e alla stagionatura deiprodotti tradizionali

Il dado è tratto, a quanto pare: non si vedono prospettive praticabili per salvare il gioiello della ricerca lattiero-casearia che persino la Francia (nei più alti centri di ricerca) ci invidia, che le maggiori università statunitensi (quelle schierate con i piccoli produttori "a latte crudo", Wisconsin in primis) stimano senza riserve, e a cui un'infinità di comunità del bacino del mediterraneo e del continente africano devono chi il riscatto di un prodotto a rischio di estinzione, chi una migliorata qualità dell'alimentazione (dove il latte è ora ben amministrato, grazie all'intervento del CoRFiLac).

 

La cronaca

I fatti recenti raccontano che con la mancata erogazione dei fondi da parte della Regione Sicilia, dal primo settembre i lavoratori del CoRFiLaC - sessantadue tra dipendenti e consulenti, in stato di agitazione dall'inizio di agosto - sono sospesi dall'incarico a tempo determinato. Vale a dire licenziati. Perché per loro, trattandosi di un ente pubblico, non esistono né ammortizzatori ordinari né straordinari. A complicare la situazione, che ha infinite sfaccettature, ci sarà a breve una seria ripercussione sulle produzioni che l'ente ha certificato sinora, dal Ragusano Dop al Pecorino Siciliano Dop, del qual caso non potrà non essere investito il Ministero dell'Agricoltura, vista l'incombenza della ripresa dell'attività produttiva (si tratta di prodotti autunno-vernini-primaverili) e di marchiatura.

 

La politica è cieca

Gli ultimi cinque anni del CoRFiLaC sono stati vissuti sotto la peggiore e più pesante ingerenza della politica regionale: dopo l'assalto tentato a suo tempo dall’ex governatore Raffaele Lombardo (leggi qui cosa accadde nel 2010) e dai Ds (per evidenti fini clientelari l'uno, per personali attriti gli altri) , dopodiché, nella scorsa primavera cala il colpo tranciante di Rosario Crocetta. Che in una contraddittoria delibera della Giunta Regionale (n. 117 del 15 marzo 2013, scarica qui il pdf, 569kb) mirata a riorganizzare l'Assessorato alle risorse agricole e alimentari, da un lato riconosce al CoRFiLaC il ruolo di massima expertise in campo zootecnico e dall'altro agisce tagliando i fondi ad esso destinati.

Centinaia di prodotti lattiero-caseari del bacino del Mediterraneo sono stati studiati, valorizzati, salvati negli anni dal prezioso lavoro del CoRFiLaC

Nella sostanza, alla prima manovra finanziaria utile dall'avvento del nuovo governatore, il budget del CoRFiLaC è stato più che dimezzato (il fabbisogno minimo dell'ente era stimato in 3 milioni di euro), con l'assegnazione di 1,2 milioni di euro e la grottesca prospettiva di una integrazione di 800mila euro legata all'eventuale ottenimento di un certificato risparmio nel settore sanitario. Come a dire che "ti premierò se mi dimostrerai che il tuo operato avrà sortito un contenimento dei costi in un settore su cui non hai influenza": più che una proposta praticabile un provocatorio messaggio per far capire la lontananza del "palazzo" dalla questione.

 

È mancata l'unità dei lavoratori

In sostanza 1,2 milioni di euro che sono stati spesi - come da previsioni - per pagare stipendi e costi generali di mantenimento dell'ente e di attività ordinaria, sino ad agosto. A nulla sono valsi gli ultimi tentativi di Licitra, tesi già in marzo a portare il personale ad accettare un part time attraverso il quale poter prendere tempo, e nel tempo cercare soluzioni. Attaccato da chi all'interno del proprio gruppo di lavoro era sobillato dai vari clan politici locali (era in atto la campagna elettorale, in cui ogni politico è pronto a far promesse sottobanco, pur di ottenere consensi), l'artefice principale del consorzio ragusano piegò il capo e non ebbe altro da fare che presentare le proprie dimissioni, per protesta nei confronti dell'amministrazione regionale ma anche e non secondariamente per essersi trovato abbandonato da una parte dei "suoi" più stretti collaboratori.

 

Le voci tardive di chi sinora ha taciuto

Oggi quindi, dinanzi alle concrete prospettive dei licenziamenti e della liquidazione dell'ente, sono 

arrivate finalmente (un po' tardi invero) le prese di posizione dei consorzi di tutela del ragusano Dop e del Pecorino Siciliano Dop, del Distretto produttivo siciliano lattiero-caseario, di alcuni allevatori, tutti preoccupati delle sorti delle proprie economie. Solo in questi giorni sono piovute sulla scrivania dell'assessore alle risorse agricole e alimentari lettere pressanti per ottenere incontri chiarificatori e per tentare di spiegare (a chi non vuol capire) quanto importante sia il ruolo dell'ente per l'economia locale.

 

Le prospettive in caso di chiusura del CoRFiLaC

La malaugurata ma non improbabile chiusura del consorzio ragusano porterebbe, oltre alla perdita di sessantadue posti di lavoro, al ritorno della sede (in gran parte conformata ad uso di ricerca e di stagionatura dimostrativa del prodotto, nella Cacioteca Regionale inaugurata all'inizio del 2012) nella disponibilità del Comune di Ragusa (che l'aveva concessa in comodato gratuito) e al trasferimento delle attrezzature e degli strumenti per la ricerca presso l'Università di Catania (verosimilmente nei suoi magazzini), che ne è proprietaria, anche alle seguenti gravissime conseguenze:

- l'impossibilità a certificare il formaggio Ragusano Dop delle stagioni 2012-13 (per la mancata marchiatura della produzione casearia) e 2013-14 (è imminente l'avvio della nuova annata casearia), non esistendo i tempi tecnici per cambiare l'ente di certificazione

- impossibilità a certificare il formaggio Pecorino Siciliano Dop, per le stesse motivazioni di cui sopra

- l'interruzione di tutte le attività a servizio delle aziende agricole, dalle analisi dei foraggi, a quelle di latte e acqua, espresse sia attraverso azioni di consulenza che di trasferimento delle risultanze di ricerche (oggi il CoRFiLaC dà sostegno al 25% delle aziende lattiero-caseario della Sicilia)

- l'impossibilità di iniziare un progetto "Enpi" Italia-Tunisia di cui il CoRFiLaC è capofila e vincitore di bando al primo posto

- l'impossibilità a ultimare un progetto Psr Misura 124 di cui il CoRFiLaC è partner (capofila una grossa cooperativa di Ragusa) con notevole danno a tutti i soci dell'Ats

- l'impossibilità a portare avanti progetti in qualità di partner, obbligando i vari capofila a ricercare altro partner, con il rischio di far perdere loro i finanziamenti e vanificare i progetti

 

L'agricoltura di qualità non interessa Crocetta

In poche parole, se il CoRFiLaC  chiudesse, la Regione Sicilia risparmierebbe 3milioni di Euro annui, ma provocherebbe (oltre ai suddetti danni diretti) ad una buona parte di quelle aziende delle perdite economiche assai superiori a quella cifra, causando la cessazione di molte attività, il depauperamento di produzioni di elevato pregio e valore (storico e nutrizionale, oltre che economico) e un impoverimento generale del settore primario dell'isola. È questo che il governatore Crocetta vuole?

 

9 settembre 2013

 

Leggi qui l'ultimo editoriale dell'Osservatorio prezzi del CoRFiLaC (23 aprile 2013)

 

Per contattare il CoRFiLaC

(Consorzio Ricerca Filiera Lattiero Casearia)

S.P. 25 Ragusa Mare km 5

97100 Ragusa

tel +39.0932.660411

website: www.corfilac.it

Commenti (3)Add Comment
Licitra
scritto da Renzo Lucidi, settembre 10, 2013
A me nessuno mi toglie di testa che li abbiano fatti fuori perché erano più o meno tutti uomini e donne voluti da Licitra. La morale della storia è assai triste: non vuoi chinare la testa? bene, prima o poi ti spezzo l'osso del collo e vedremo se la chinerai
...
scritto da Maria Rita, settembre 09, 2013
Che penosa storia, che angoscia, ma possibile che l'Italia voglia cadere così in basso? Ci vuole tanto per costruire e un attimo per distruggere. Che i politici ci ripensino e velocemente!
...
scritto da Siciliano, settembre 09, 2013
Non è questo ciò che vuole Rosario Crocetta, ma certe scelte sono quasi inevitabili, come sono stati tagliati i fondi per gli ospedali, quelli per i servizi al cittadino, quelli per gli enti lirici e il teatro, quelli per ogni forma di arte e di cultura. Lo hanno chiamato nuovo medioevo, ma la mia impressione è che nel medioevo si stava anche meglio. I ricercatori fuggono dall'Italia, per ritornare poi in età avanzata, con una buona posizione sociale e almeno una seconda lingua straniera parlata. Ai lavoratori specializzati del Corfilacc va il il mio augurio di Siciliano di essere accolti un domani in Francia, negli Usa, in Spagna, nel Regno Unito, dove di certo ci sarà qualcuno in grado di apprezzare le loro certe doti professionali

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