Resistenza Casearia

No al Camembert pastorizzato: i ribelli bruciano il disciplinare in piazza

Véronique Richez-Lerouge All'esterno dell'Assemblée Nationale di Parigi - foto dal profilo Facebook di Véronique Richez-Lerouge©Dopo una pace che era sembrata prima improbabile, poi possibile, per quanto difficile, la guerra tra il vero Camembert (quello storico, da latte crudo di vacche Normanne allevate a erba e fieno in terra di Normandia) e la sua brutta copia industriale (pastorizzato, da vacche iperproduttive e da latte non solo normanno e raramente di pascolo) torna a divampare con inatteso vigore.

 

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L’Austria vara le norme per far convivere alpeggiatori e turisti

foto Pixabay©Com’era facile da prevedere, la recente condanna comminata in primo grado dal Tribunale Civile di Innsbruck a un contadino austriaco per la morte di una turista (una sua vacca, per difendere il proprio vitello, reagì alla presenza del cane della signora, calpestandola, ndr), ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica del Paese.

 

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Crisi del latte: nessuna soluzione (vera) se la qualità (reale) non verrà premiata

foto Pixabay©Su questa tragica situazione dei pastori sardi, che poi non è tanto diversa da quella dei colleghi siciliani e piemontesi, laddove essi siano asserviti all’industria, molto è stato detto e scritto in questi giorni. Talvolta con colpevole leggerezza e imprecisione o per semplice ignoranza, tanto dall’uomo della strada (“uno spreco gettare il latte", "uno schiaffo alla miseria", "vanificato il sacrificio di poveri animali” e varie altre sciocchezze) quanto dal giornalista - che dovrebbe ben sapere di cosa parla, o scrive - e dal politico.

 

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Normandia: è armistizio tra produttori di Camembert tradizionale e industria

 

Sono passati sette mesi dalla deflagrazione della vicenda Camembert, uno dei più rappresentativi formaggi di Francia, che a seguito delle sventurate decisioni dell’Inao (Institut National de l'Origine et de la qualité) si è ritrovato ad avere un futuro incerto, nella prospettiva che dal 2021 quella realtà possa viaggiare sul binario ambiguo di due denominazioni distinte: una per i produttori rurali e una per quelli industriali. Denominazioni distinte, sì, ma troppo simili tra loro - “Camembert de Normandie” e “Camembert fabriqué en Normandie” - per non avere un impatto ingannevole sui consumatori.

 

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