Il FAI lancia il progetto Alpe, per i territori oltre i mille metri di quota

Alpe Madrera, in provincia di Sondrio - foto FAI©Il Fondo ambiente italiano ha presentato, sabato 16 febbraio, il proprio “Progetto Alpe: l’Italia sopra i 1.000 metri”, un primo progetto organico di restauro e valorizzazione dei beni di montagna, alcuni di proprietà, altri ottenuti in gestione. L’annuncio è stato dato a Brescia durante il 23° Convegno nazionale dei delegati Fai.

 

Il mondo delle Terre Alte, è un patrimonio dell’Italia che accomuna e contraddistingue tutte le regioni italiane, da Nord a Sud, porta con sé elementi geografici, culturali, antropologici, ambientali ed economici affini, pur nelle specifiche diversità.

 

Ad essere simili, in territori anche molto diversi e lontani gli uni dagli altri sono tanto i caratteri “genetici” della montagna quanto le problematiche che la caratterizzano: la crisi dell’allevamento estensivo in quota; la sua economia, spesso precaria; la prospettiva d’un turismo troppo spesso invasivo e irrispettoso; l’abbandono dei pascoli e delle tradizioni legate alla pastorizia; quello dei borghi e dei villaggi di montagna; il diffuso degrado delle architetture rurali. Ma anche il dissesto idrogeologico, che è figlio dell’abbandono, e le conseguenti frane e alluvioni; gli incendi e i crolli, che stanno condannando le utime comunità montane a un destino di marginalità, al ruolo di “nuove periferie” del mondo.

 

È su questi temi che il convegno ha ruotato: dalle Alpi agli Appennini sino ai Nebrodi, alle Madonie e al Gennargentu, solo per citare alcuni dei gruppi montuosi interessati dall’operazione, “il progetto”, spiegano i responsabili del Fai nella presentazione, “è una strategia di sviluppo, almeno decennale, che mira ad acquisire una collana di beni rappresentativi del mondo italiano dell’Alpe. “L’intervento sui beni”, prosegue il Fai, “si fonda sul restauro di architetture e paesaggi, ma anche di pratiche di vita e di produzione, indagate e ripristinate secondo storia e tradizioni locali in una chiave di sostenibilità contemporanea”.

 

A partire dai beni già posseduti e gestiti, la fondazione darà avvio nel 2019 a tre ulteriori acquisizioni di beni situati sull’arco alpino: il rifugio Torino Vecchio a Punta Hellbronner sul Monte Bianco a Courmayeur, in Val d’Aosta, in partnership con il Cai (Club Alpino Italiano) di Torino; le baite walser Daverio in Val d’Otro ad Alagna Valsesia, nel vercellese, in collaborazione con l’Unione Alagnese e la locale Amministrazione Comunale; l’alpeggio Sylvenoire a Cogne, in provincia di Aosta, in sinergia con il Comune di Cogne e il Parco Nazionale Gran Paradiso.

 

Il “Progetto Alpe” è anche una campagna volta a te sensibilizzare e a educare le generazioni presenti e future sulla necessità di salvaguardare e promuovere il valore materiale e immateriale di contesti paesaggistici e culturali oggi in sofferenza, riscoprendo e riattivando le attività e il patrimonio culturale tipici della montagna.

 

In nome di questi obiettivi, il Fai svilupperà dal 2020 anche un programma specifico di raccolta fondi rivolta a cittadini, istituzioni e aziende interessati a sostenere l’iniziativa generale o i singoli progetti con donazioni di beni, fondi, opere e materiali.

 

Oltre ad alcune tra le più alte cariche dello Stato sono intervenuti i giornalisti Endico Caramani (sulle Alpi nello scenario di crisi, tra falsi modelli e opportunità di riscatto), Aldo Bonomi (sulla dimensione sociale, economica e politica delle Alpi nello scenario attuale) e Paolo Rumiz (sugli Appennini come simbolo di identità nazionale che stiamo progressivamente perdendo) e il geografo Franco Farinelli (sulla storia di un’Europa in cui a dominare è la pianura, le sue città, le sue logiche, a scapito delle Terre Alte).

 

25 febbraio 2019
  


 

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, febbraio 26, 2019
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