Decine di giornali, uno stesso errore: perché lo Stracchino orobico è diventato ‘‘di Branzi’’?

foto Slow Food©A guardarlo bene il web è proprio strano. Anche l’editoria che lo popola è strana: al di là delle foto rubate e degli articoli copiati senza neanche spostare una virgola, è strana perché non ha più il senso né della notizia né dell’attualità. Capita così che un articolo di oggi che racconti un fatto di ieri venga ripreso dopo settimane come se nulla fosse, più per la necessità di aggiungere contenuti, di riempire uno spazio, che per offrire un servizio ai propri lettori.

 

Come se questo non bastasse, nel mercato globale dell’informazione c’è anche spazio per offrire prospettive parziali, per cui accade e accadrà che in occasione di un concorso caseario, come quello da noi presentato qui due settimane fa, con decine di vincitori, il giornale toscano spari nel titolo il primo posto del formaggio toscano (e il friulano del friulano) anziché raccontare l’oggettività dell’evento, i suoi innumerevoli vincitori, il successo vero o presunto del concorso, e via discorrendo. Come se poi i giornali locali, sul web, avessero una diffusione locale.

 

  Se a queste poco felici premesse aggiungiamo un altro elemento - quello del ruolo che gli uffici stampa ricoprono nel variegato mix preso in analisi, proponendo notizie alle redazioni - il racconto si fa più completo, e lo scenario si sposta dalla prospettiva iniziale (presunta) del fare informazione alla bagarre marchettara. Altre chiavi di lettura non ce ne sono per interpretare il fiorire di articoli (alcuni pubblicati oltre una settimana dopo l’evento) il cui titolo, oltre ad essere scopiazzato da un giornale all’altro (o ripreso tal quale dal comunicato stampa) comunica anche un falso. Ordinaria amministrazione, al giorno d’oggi, se la questione non investisse testate anche prestigiose, come il Corriere della Sera.

 

Un falso palese agli occhi degli operatori. E agli altri?

A quanti tra voi si chiedano in cosa consista il falso di cui stiamo parlando ci piacerebbe domandare, articoli alla mano, se notano nulla di strano, di anomalo, di errato nei titoli di decine di giornali online, e non solo.

 

Se c’è un posto nel mondo in cui la cosa dev'essere saltata agli occhi a qualcuno, quello è Bra, nel quartier generale di Slow Food, perché lo Stracchino all’Antica premiato a Bologna due settimane fa di sicuro è un Presìdio di quell'associazione, e non è certo un prodotto “di Branzi”, com’è stato scritto dai giornali, bensì un formaggio di un territorio assai più vasto e di una cultura che non si improvvisa in un caseificio artigianale, che il latte lo ritira dai conferitori. È un prodotto rurale e autentico, di un territorio in cui, come dicevamo, spiccano realtà storiche nei comuni di Corna Imagna, San Giovanni Bianco e Vedeseta, solo per citarne alcuni.

 

L'articolo in questione, sul sito del Corriere della SeraHa senso parlare di errore?

Un passo più in là del credere che questa storia sia legata a qualche errore, c’è la chiave di lettura della vicenda. Possibile che tutti i giornali sbaglino, e tutti allo stesso modo? Assolutamente no.

 

L’interpretazione più probabile di quella che appare palesemente come una mistificazione sta nella “licenza” (molto poco poetica, ndr) che un ufficio stampa ingaggiato da qualcuno abbia deciso di “forzare la mano” sul titolo del comunicato, raccontando di uno Stracchino della Latteria di Branzi quando quell’azienda una parte dei formaggi li produce (con latte di terzi, per l'appunto) ma molti si limita a commercializzarli (i Formaggi Prìncipi delle Orobie, dallo Storico Ribelle allo Strachitunt, dall’Agrì di Valtorta al Formai de Mut, a cui si sono aggiunti poi, come lascito del progetto “Forme”, i vari Grana Padano, Quartirolo, Gorgonzola, Salva Cremasco, etc., ndr). Il comunicato quindi, dicevamo, viene diffuso alla stampa (completo di titolo), e accade che qualche redattore sia compiacente verso di esso (come fare a non accorgersi dell’”errore”, almeno nelle testate locali?), qualcuno eserciti la sua ignoranza, e altri non siano abituati a verificare.

 

Tutto qui e niente di più, certo. Per qualcuno può essere poca cosa, per altri no. A noi di certo rimane una sensazione amara, sapendo dei valori straordinari che certe realtà in sé hanno, a cominciare dalla stessa Latteria di Branzi, che ritirando latte anche da piccoli allevatori di montagna mantiene vivo un territorio e un’economia altamente fragili. A stonare alle nostre orecchie è il fare commerciale e promozionale, che non ci convince affatto, e che oggi contestiamo. Sono i racconti congegnati ad arte, e le azioni aggressive sul fronte della comunicazione, a stonare in un contesto che altrimenti risulterebbe totalmente autentico. Azioni senza le quali qualche consumatore in meno sarebbe stato raggiunto, certo. Senza però inquinare quanto fatto di buono sul piano della produzione (dei molti formaggi promossi, prima e fuori dall’allargamento indotto dal progetto Forme), con racconti quasi-veri, quasi-trasparenti. E quasi-credibili.

 

29 ottobre 2018

 

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, novembre 15, 2018
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