Ancora brucellosi in Campania: abbattute 7mila bufale in 7 mesi

Un'immagine tratta dal video di CNews/Canal+ Dedicato alle bufale trapiantate in Francia, libere di pascolare quanto non lo sono in ItaliaSi fa un gran parlare di brucellosi da quando Rai3 ha messo in onda, lunedì scorso, 8 ottobre, il servizio di Sabrina Giannini “La Sagra Famiglia”, nel contesto del settimanale “Indovina chi viene a cena”. Oltre a scuotere l’opinione pubblica, giustamente allarmata, la trasmissione ha suscitato la reazione dei medici veterinari messinesi, che nei giorni scorsi hanno accusato la Rai di faziosità e allarmismo. Nel frattempo anche la Commissione Europea è intervenuta sulla vicenda, rispondendo ad una interrogazione dell’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) e definendo "eccezionale" la situazione sanitaria del messinese.

 

C’è da sottolineare, e qui veniamo alla cronaca nuda e cruda, quindi alla realtà dei fatti, scevra da eventuali faziosità e allarmismi, che anche se non ci avesse pensato mamma Rai, di brucellosi si sarebbe comunque parlato questa settimana, per la situazione emersa in Campania nel week-end precedente, dopo che la Sanità regionale ha varato un nuovo piano straordinario di intervento e prevenzione.

 

   Come riferito dal quotidiano Il Mattino di Napoli - che parla di 7mila capi abbattuti in sette mesi - un’emergenza brucellosi in Campania si ebbe già nel 2007, l’anno in cui presero a manifestarsi i primi timori per la possibile diffusione di questa zoonosi negli allevamenti bufalini.

 

Per evitare l’epidemia, in un patrimonio che all’epoca (2008) contava circa millecinquecento allevamenti e più di 263mila bufale, fu istituito un commissario regionale, con il compito di sovrintendere alle operazioni di controllo affidate all’Izsm (l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Meridione) di Portici, disporre gli abbattimenti e assegnare i rimborsi agli allevatori. Da allora e sino al 2009 il sistema di controllo e abbattimento portò alla soppressione di 40mila bufale, e i risarcimenti superarono i 50 milioni di euro.

 

Il nuovo allarme sarebbe scattato nel mese di marzo, dopo che gli indicatori delle infezioni hanno di nuovo superato la soglia di allarme, con 54 focolai di brucellosi (e 59 di tubercolosi), con gli esperti che non hanno usato mezzi termini, parlando di massima allerta, perché la brucellosi è una malattia infettiva che si può trasmettere dagli animali all’uomo attraverso il consumo del latte e dei suoi derivati, se lavorati a crudo.

 

Lo spunto di riflessione su queste tematiche arriva ancora una volta dall’estero. Ce lo offre la stampa francese in questi giorni (leggi qui e vedi qui un video di CNews/Canal+), presentando uno dei nuovi trend di successo della zootecnia francese, vale a dire l’allevamento bufalino, praticato nel Massif Central (Massiccio Centrale), dove molti allevatori sono passati ad allevare bufale con successo, per uscire dalla crisi del latte bovino.

 

Allevamenti estensivi in cui - non sarà un caso - la brucellosi pare sia una malattia rara, per non dire sconosciuta. Un messaggio ulteriore, semmai servisse, per tornare a ripensare il sistema zootecnico nazionale e condurlo verso una prospettiva più naturale, rispettosa degli animali, dell’ambiente e dei consumatori.

 

15 ottobre 2018

 

Il sito dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità) dedica una esaustiva pagina a brucella e brucellosi; clicca qui per leggerla

 

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, novembre 15, 2018
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