Grana e Parmigiano a pascolo zero, ma il digestato va a mille!

   A pochi giorni dalle bacchettate mediatiche rimediate dagli animalisti di CiWF (l'associazione "Compassion in World Farming") i due Consorzi di Tutela di Parmigiano Reggiano e Grana Padano si sono ritrovati giorni fa - dopo qualche tempo che ciò non accadeva - accomunati in un’iniziativa pubblica, denominata “Convegno Formativo Life Dop”.

L’incontro, avvenuto sabato 2 dicembre in occasione della fiera di Gonzaga, nel mantovano, ha avuto il duplice obiettivo di celebrare il 25esimo anniversario della Cooperativa Agricola San Lorenzo di Pegognaga, che nel progetto Life Dop è coinvolta, e di dichiarare il proprio sostegno all’utilizzo dei reflui zootecnici per la produzione di biogas. Come a dire che “visto che il pascolo le nostre vacche non lo vedranno mai”, è più che giusto fare così che avere fetidi liquami da smaltire, come fatto sinora.

Motivo di orgoglio, ripetutamente sottolineato dai partecipanti al convegno, il fatto che “il digestato lo si possa finalmente spargere nei campi”. Non il letame, ché quello era roba dei nostri nonni, bensì il digestato, se questo può far stare tranquilli i non addetti ai lavori (ma chi voglia saperne di più, consulti i link a pie' di pagina).

La cronaca dell’incontro, a cui hanno presenziato il Presidente del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, e il direttore del Consorzio di Tutela del Grana Padano, Stefano Berni, è ben riferita dal quotidiano locale Gazzetta di Mantova, che per l’occasione ha titolato “Un brand agro-alimentare per l’eccellenza mantovana” riferendo delle tematiche trattate, come “la sostenibilità e la salvaguardia ambientale”, il “fertilizzante naturale” e “l’economia circolare”, laddove le buone pratiche agronomiche (quelle reali, non le nuove sostenute dai “signori del biogas”) prevederebbero però lo spandimento del letame maturo. E non del digestato.

Moderatore d’eccezione del convegno è stato il giornalista gastronomico Paolo Massobrio, che dalle pagine del quotidiano L’Avvenire, mercoledì 6 dicembre, ha riferito (“Oltrepò, dal letame nascono i fiori. Ma ci vuole qualcuno che ci creda”, il titolo dell’articolo) dell’incontro raccontando di essere rimasto colpito dalla partecipazione della gente, oltre che dall’attrezzatura semovente (carrellato con impianto idraulico) per trattare le deiezioni, azienda per azienda.

“Esempi come questi ce ne sono pochissimi, ma rappresentano oggi una luce”, ha scritto Massobrio ricordando che alle origini della cooperativa San Lorenzo c’è la figura di Don Dante, che a Pegognaga fu parroco e che la cooperativa fece nascere, un quarto di secolo or sono.

“Colpisce”, racconta Massobrio, “che l'origine sia stato un prete che ha messo insieme la gente, come faceva don Bosco, come hanno fatto altri "santi sociali”. “Oggi più ancora di ieri”, ha concluso Massobrio per i lettori dell’Avvenire, “c'è bisogno di questi soggetti aggregatori” che “fanno quello che non riesce a fare lo Stato: sviluppano l'economia col metodo della sussidiarietà”. Parole sante. Amen.

 

11 dicembre 2017

Su questo argomento:

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Commenti (2)Add Comment
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scritto da Kikko, dicembre 11, 2017
Il buon letame di una volta va daccordo col pascolo, certo, ma una zootecnia moderna non può prescindere dalle rinnovabili, biogas incluso. E chi parla di problemi o non sa o è in malafede
Fateci vivere
scritto da Lanfranco G, dicembre 11, 2017
A pensare alle recenti accuse ricevute dai due consorzi d’ora in avanti noteremo tante discrepanze, tanti eccessi e paradossi sul piano tecnico con quello che è il racconto e l’immaginario collettivo. Ragazzi, lasciamo stare l’enfasi del racconto (eccellenza, re e primati di export) e chiediamoci cosa si potrebbe volere da un prodotto che costa tra i 9 e i 13 euro al kilo. Stiamo parlando di 4 euro di latte + un po’ di guadagno per allevatore e caseificio e siamo a 5 euro, e il resto è la GDO. Io tutto questo margine per fare il pascolo, riducendo le rese, non lo vedo

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