Augusta e la diossina: l’abbattimento delle vacche era necessario?

Vacche al pascolo in aree industriali nei pressi di Augusta. Perché? - immagine tratta da un video di Augusta Online©Si riaccendono forti in questi giorni le polemiche, nella comunità di Augusta, e nel comprensorio a sud del capoluogo Siracusa, attorno alla vicenda che nella primavera scorsa portò all’abbattimento di ventiquattro vacche. Il provvedimento, venne disposto dal sindaco della città, Maria Concetta Di Pietro, su proposta dell’Asp (Azienda Sanitaria Provinciale) in quanto il latte di due di capi aveva fatto registrare livelli di diossina e furani sopra i limiti di legge.

Già all’epoca dei fatti (l’abbattimento avvenne il 19 aprile), l’interpellanza del consigliere di minoranza Giusepe Schermi, aveva posto il dubbio più legittimo: “La presenza di diossina riscontrata nei bovini è da ritenersi causa del pascolo o dei mangimi?” I quesiti si affastellarono così gli uni agli altri senza trovare una risposta certa: in un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza industriale, ed in presenza di vaste aree che dal 2000 sono state destinate ad area Sin (Sito di Interesse Nazionale), in cui di norma avrebbe dovuto essere vietata ogni attività agro-zootecnica, come la stessa sindaca ebbe a ricordare nel maggio scorso.

Industrie e discariche: molti dei territori attorno alla città di augusta andrebbero interdetti all'allevamento e alla coltivazione agricola - immagine tratta da un video di Augusta Online©«In queste aree», dichiarò Di Pietro, «è già proibito coltivare e pascolare bestiame, né si potrebbe pescare. Purtroppo c'è chi ancora pesca in aree proibite, e pascoli dove non dovrebbero stare».

Intervenuto sulla questione, l’esponente locale di Legambiente, Enzo Parisi, aveva invitato gli enti preposti ad effettuare «maggiori controlli dei terreni attorno alla città e divieti di pascolo per evitare ulteriori contaminazioni e rischi per la salute». «Nel mezzo della discarica (abusiva, nel Parco del Mulinello, ndr), le mucche pascolano su terreni contaminati, in una zona umida particolarmente bella e importante. La cosa più urgente da fare», insistè allora Parisi, consiste nel «rimuovere i rifiuti accatastati lungo le strade, abbandonati da ignoti, porre un divieto di pascolo - su discariche che vanno opportunamente segnalate non solo - alle mucche, ma anche alle persone».

Il responsabile di Legambiente Augusta, Enzo Parisi - immagine tratta da un video di Augusta Online©A distanza di sei mesi la vicenda è ora riproposta dalle pagine del quotidiano Augusta Online, che in un articolo del direttore responsabile Gianni D’Anna (“Augusta - Ambiente: persa un'altra occasione buona”), pubblicato lunedì 20 novembre, ha sottolineato l’esito negativo delle recenti analisi effettuate sull’erba e i terreni di Contrada Balate. “Recentemente”, scrive D’Anna, “il caso è stato discusso anche in consiglio comunale. La morte non mai una soluzione ottimale; sarebbe stato opportuno coinvolgere la comunità scientifica per capire le cause della contaminazione. Le analisi del latte avevano anche evidenziato che la quantità di diossina presente nel latte delle mucche stava calando”.

Ad ogni modo, come sottolineato da D’Anna, “non esiste una legge in Italia che prevede l'abbattimento di capi di bestiame trovati positivi al bio-accumulo di sostanze tossiche quali diossina e PCB” e nonostante ciò, nei giorni in cui fu resa nota l'ordinanza di abbattimento delle ventiquattro vacche, i rappresentanti di varie associazioni animaliste e ambientaliste (Enpa Onlus, Legambiente Augusta, Decontaminazione Sicilia, Randamici Augusta, Comitato Stop Veleni) non erano riusciti a sovvertire le sorti, ormai segnate, per le povere bestie.

In definitiva, la questione augustana ripropone con forza la problematica della gestione ambientale e il nodo mai sciolto delle concessioni a forte impatto ambientale (industrie, discariche, etc.) in aree storicamente dedicate alle produzioni agro-zootecniche. Ma anche la necessità di effettuare studi sui tempi di decontaminazione di carni e latti in ragione di un processo di individuazione e soluzione delle cause inquinanti. In questo senso il caso di Augusta, con i non pochi errori che lo hanno caratterizzato, rappresenta un’opportunità perduta, che - se gestita al meglio - avrebbe potuto offrire un’esperienza assai importante per altri casi analoghi (quali concentrazioni di inquinati? originate da cosa? come intervenire? in quale lasso di tempo sarebbe avvenuto il rientro nei parametri di legge?).

Per chi volesse approfondire ulteriormente la tematica, l’articolo “Augusta - La questione ambientale: contaminazioni e pascoli” del direttore responsabile di Augusta Online, Gianni D’Anna, è raggiungibile cliccando qui.

 

27 novembre 2017

Si ringrazia la Redazione di Augusta Online per la collaborazione

 

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Gazza 89, novembre 27, 2017
Per quanto lontanissima da dove vivo io questa storia mi fa rabbrividire perché anche qua nel bresciano abbiamo avuto diversi casi di diossina. Non so che fine abbiano fatto quegli animali, ma la sensazione forte è che diverse aree andrebbero interdette alla produzione di alimenti.

Pensiamo che i nostri governanti se ne preoccupano forse? Io credo di no, sinceramente di no. Ognuno di loro forse pensa che è stata colpa di chi lo ha preceduto, ma il problema che è serio come pochi altri, va risolto alla radice, prima che ci si ritrovi a contare i morti.

Si deve partire da una mappatura dell’Italia in cui dalle zone rosse venga allontanata la popolazione, e vengano fatti gli interventi dovuti: divieto di pascolo e di coltivazione, bonifica, ulteriori accertamenti, eccetera eccetera

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