Raddoppia al Cheese la presenza di Casare e Casari

Uno degli stand dell'Associazione Casare e Casari di Azienda Agricola al Cheese 2015L’Associazione delle Casare e dei Casari di Azienda Agricola cresce, nelle attività e nel numero degli associati e dà maggior corpo alla propria presenza al Cheese di Bra (15-18 settembre), manifestazione in cui sarà presente con due distinti stand, uno nell'area della Regione Piemonte, in piazza Spreintenbach, l’altro - ed è la prima volta - in quella del Mercato Italiano, in piazza Carlo Alberto.

 

Nell’Area della Regione Piemonte sarà presente con un gazebo all’interno del quale si alterneranno ogni giorno quattro diversi soci produttori provenienti dalle diverse provincie piemontesi. Per Casare Casari questa è la 6ª partecipazione al Cheese all’interno dell’area Regione Piemonte; qui, in uno spazio dedicato alla caseificazione “in diretta”, saranno presenti diversi ex-allievi dell’Istituto Lattiero-Caseario di Moretta (Agenform).

 

Tome piemontesi a latte crudo - foto Azienda Agricola Tondina Paolo©Nell’Area del Mercato Italiano invece (stand BI120), l’associazione avrà un suo stand commerciale, in cui ogni giorno si avvicenderanno due diversi soci, in rappresentanza di altrettante aziende agricole casearie. Si tratterà della prima presenza delle “Casare e dei Casari di azienda agricola” in uno spazio commerciale, con il dichiarato obiettivo di offrire una vetrina importante ai propri soci, anche se per un’unica giornata, ottimizzando i costi economici e le scarse disponibilità di tempo di chi oltre a fare e vendere formaggi si deve anche occupare dell’allevamento e della produzione del latte.

 

Sempre in Piazza Carlo Alberto, ma negli stand BI118 e BI119, opereranno altri ex-allievi dell’Istituto di Moretta, provenienti non solo dal Piemonte ma anche da Calabria, Marche e Lombardia, dando dimostrazione delle proprie capacità tecnico-professionali.

 

«L’intento», spega il professor Guido Tallone, segretario dell’associazione e docente all’Istituto di Moretta, «è quello di collegare la formazione professionale specifica al Cheese, attraverso gli attori principali, vale a dire i giovani che hanno scelto l’Istituto di Moretta per specializzarsi nella produzione casearia al fine di avviare una propria attività o per dare man forte all’interno dell’azienda agricola-casearia di famiglia».

 

 

4 settembre 2017 
 

Commenti (2)Add Comment
Per il Signor Garavaglia
scritto da Associazione delle Casare e dei Casari di Azienda Agricola, settembre 22, 2017
Salve signor Garavaglia, la ringrazio per il suo commento. Le critiche aiutano a crescere.

Vorrei partire dal perché esiste l'associazione delle casare e dei casari di azienda agricola.

Per permettere a tutti quegli allevatori di vacche, capre, pecore o bufale che trasformano il proprio latte in formaggi di avere un luogo dove potersi confrontare, avere informazioni tecniche e come nel caso di Cheese proporre i propri prodotti al pubblico. Ognuno con la propria storia, il proprio territorio e il proprio modo di intendere i formaggi.
Anche questa è biodiversità.

Mi fa molto piacere che la percentuale dei formaggi che ha trovato di ottima qualità sia così alta. Novanta su cento o nove su dieci.
A quel 10% che è ancora al di fuori delle sue aspettative diamogli la possibilità di crescere.

Alla fine il Giudice supremo sarà sempre il cliente. Colui che si reca nello spaccio aziendale o in fiera e vede, assaggia e compera... se gli piace!

Cordialmente

Eros Scarafoni
Presidente
Associazione delle Casare e dei Casari di Azienda Agricola
...
scritto da Garavaglia Romeo, settembre 06, 2017
L'associazione cresce, ma a quanto mi risulta non discrimina tra chi alleva in intensivo e chi no, quindi sostiene solo chi trasforma il suo latte, almeno in teoria. Il dubbio però viene: quali controlli vengono effettuati sul latte trasformato? Come si fa a sapere se uno che alleva bene compra poi del latte dal vicino, che magari lavora male, per mischiarlo e aumenare la resa?
Personalmente ho assaggiato formagi dei loro soci al Cheese del 2013, trovando una gamma di qualità molo ampia. La gran parte, va detto, di buona e ottiva qualità, ma anche no. E allora, che senso ha (avrebbe) tenere dieci croste di produttori indegni nel novero di cento associati totali? E i novanta "buoni", come fanno ad accettare una cosa del genere?
Basterebbe alzare le quote annuali di qualche dieci euro e fare analisi a campione sulla qualità dei grassi. Le cose raffazzonate lasciamole fare al sud, come accade per il latte, ma almeno al nord, perchè non fare 91 se si è fatto 90?

Scrivi un commento
diminuisci le dimensioni del form | aumenta le dimensioni del form

security code
Trascrivi i caratteri che vedi qui sopra


busy