Latte: uno su mille ce la fa (a dire come stanno le cose)

foto Pixabay©"Uno su mille ce la fa, recitava la canzone. E proprio uno su mille ce l'ha fatta, nei giorni scorsi, a raccontarci davvero come stanno le cose, in merito all'etichettatura del latte e dei suoi derivati. In un panorama editoriale come quello italiano, ancora una volta appiattito sulle tesi governative - sostenute dalle associazioni di categoria e dai centri del potere lobbystico - che per settimane ha sciorinato fiumi di articoli dedicati al nulla (o poco più del nulla), una stella ha brillato, nel buio dell'informazione. Ed ancora una volta è la stella del TG Leonardo di Rai 3.

Nella puntata del 19 aprile scorso - giorno in cui è entrato in vigore l'obbligo d'indicazione in etichetta dell'origine (e del luogo di confezionamento) di latte e derivati - la Redazione del Tg scientifico di Mamma Rai ha ben pensato di raccontarci come stanno le cose per davvero. E lo ha fatto con dovizia di particolari, puntando a ciò che più conta: vale a dire a quel che c'è da sapere davvero: che non è tanto il "dove" quanto il "come" l'alimento viene prodotto. Cosa si porterà sulle nostre tavole con quel latte e con quei derivati? Quali valori nutrizionali sono in essi contenuti?

   Bene, senza tema di smentite, quello che ci accingiamo a presentare qui è - nel mare della desolante disinformazione italica sul tema - un prodotto giornalistico di raro valore; una pietra miliare di cui ogni consumatore consapevole dovrà conservare le coordinate.

In un servizio chiaro, breve (dura poco più di 3 minuti; vedetelo e fatelo vedere ad amici e parenti!) ed esaustivo - grazie all'uso efficace dell'infografica e alle limpide spiegazioni del prof. Giampiero Lombardi dell'Università di Torino (qui sopra nella foto) - il programma ha raccontato con precisione tutto ciò che c'è da sapere sul latte alimentare e su quello che ogni giorno viene trasformato in yogurt, formaggi, latticini, burro, gelati, etc.

Il famigerato unifeed, con qui - lo spiga bene il servizio del TG Leonardo - non si può far qualità realeQuale latte cercare per la propria tavola, quindi, se si vuole ottenere il meglio? Di cosa si compone l'alimentazione delle bovine da latte? Quanto la dieta delle lattifere incide sulla qualità di ciò che mangiamo? Cos'è l'unifeed? Cosa gli insilati di mais? Quanto sono innaturali per i ruminanti? E perché preferire i latti dell'erba a quelli dell'industria?

Serve il pascolamento per garantire la qualità reale al latte e ai suoi derivati. Lo spiega bene il servizio del TG Leonardo del 19 aprile scorsoA tutto questo e a molto altro il servizio ha risposto senza incertezze: se ci vogliamo nutrire bene, dobbiamo cercare i latti e i derivati di animali allevati ad erba, perché è in quei prodotti che le componenti salutistiche degli alimenti sono utili per il nostro organismo: dai grassi insaturi agli antiossidanti, dalle vitamine ai sali minerali.

D'altro canto, che il prodotto venga dalla vostra regione, dalla stessa provincia in cui vivete, o addirittura dal famigerato chilometro zero, non meriterà il vostro interesse. Perché non è il "dove" quel che conta ma il "come". E allora, in che modo va intesa questa paventata conquista dell'origine in etichetta? Né più né meno per quel che è: uno specchietto per le allodole. Perché, come il Tg Leonardo ha ben spiegato, in Italia le vacche da latte non son nutrite tanto bene, in quanto a dispetto della loro natura (di erbivori) generalmente non vengono alimentate né ad erba né a fieno. Tutto qua, e scusate se la cosa non è irrilevante.

Non vi fate ingannare, quindi, da tanta demagogia: l'origine significa poco più del niente, perché ciò che conta, se volete nutrirvi in maniera sana, è sapere cosa ha mangiato la vacca. E come abbia vissuto: sempre in stalla o anche all'aperto?

E a chi venga a proporvi latti del fieno, chiedete se nel loro disciplinare c'è l'obbligo del pascolo o meno. Perché è lì, nell'erba fresca, possibilmente brucata pascolando (l'alternativa è lo sfalcio in stalla, con cui però l'animale non può scegliere, ndr) che nasce il prodotto che merita di salire sulle vostre tavole, quantomeno sin quando la stagione garantisce erba fresca. Sempre che per davvero, vi vogliate del bene.

24 aprile 2017

Il TG Leonardo RAI del 19 aprile scorso, a cui è dedicato qusto articolo e da cui son tratte le immagini qui presenti, è raggiungibile cliccando qui

 

Commenti (3)Add Comment
@ Carlo Carli
scritto da Marione F. Fabrizi, aprile 26, 2017
Hai ragione Carlo! Il termine "Stalla" a me dice poco. In stalla la mucca può mangiare qualsiasi cosa, dall'erba sfalciata al peggiore mangime. Forse hai ragione tu, che volevano scrivere "Fieno"
...
scritto da Renzo Falcinelli, aprile 24, 2017
E' esattamente quello che ho pensato, dopo questo bombvardamento del "dove". Che mi ha ircordato molto la frottola del chilometro zero inventato dalla Coldiretti. Se ci pensate bene anche quello non significa niente
Stalla?
scritto da Carlo Carli, aprile 24, 2017
Mi viene un dubbio sulla tabella: La voce "Stalla" si riferisce ad alimentazione a fieno forse? No, perché scritta così non aiuta a capire molto, anzi

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