Grana e Parmigiano: 27 indagati per aflatossine, antibiotici e mancato rispetto dei disciplinari

alt«Chi non si è attenuto alle regole dovrà risponderne in Tribunale per il danno d'immagine e per i danni commerciali». Tuonava così, un anno fa di questi tempi, il direttore del consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni, incontrando i giornalisti e riferendosi a quegli allevatori e a quei trasformatori aderenti al suo ente che, in barba a mille buone ragioni, avevano venduto, acquistato e trasformato ingenti partite di latte non più destinabile al consumo.

Un latte contaminato da aflatossine M1 (micotossine cancerogene, per cui i produttori sono tenuti a rispondere a precisi obblighi di legge, ndr) che aveva invaso il mercato, coinvolgendo molti allevatori e caseifici (tutt'ora regolarmente soci del consorzio, come la Ca.Bre di Verolanuova), accusati a seguito di una clamorosa inchiesta che, dopo aver ottenuto titoli clamorosi su larga parte della stampa nazionale, era scivolata presto nelle pagine interne dei giornali, per poi finire nell'oblio. Almeno sino a lunedì scorso.

Oggi gli sviluppi di quell'inchiesta tornano a deflagrare, con toni e risvolti ancora più clamorosi di allora, dopo che la Procura di Reggio Emilia ha completato le sue indagini mettendo sotto osservazione quelli che allora definimmo "i tanti colletti bianchi e le strutture che dovrebbero controllare e denunciare. E che invece colludono, facendo (letteralmente, ndr) carte false".

In sostanza, un'inchiesta avviata per motivi assai seri è riuscita a individuarne ancora altri, in uno scenario del malaffare che ancor più si fa complesso, e che tocca, seppur per diversi reati, sia alcuni dei produttori sia gli enti che dovrebbero tutelare i consumatori. Gravissime le accuse mosse dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che riferendosi agli indagati afferma, come riporta Il Resto del Carlino del 22 marzo, che "Utilizzavano latte per la produzione di formaggio atto a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop contenente residui di antibiotici, aflatossine, nonché immettevano nella panna della soda (idrossido di sodio), detenendo tali prodotti per la loro successiva commercializzazione".

Inoltre, tra i reati contestati ai diversi indagati risultano l'adulterazione e la contraffazione di sostanze alimentari, la colposa messa in commercio di sostanze alimentari nocive, la frode nell’esercizio del commercio e la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, ma anche la falsa perizia o interpretazione (per "aver indotto in errore il perito del gip nel corso dell’incidente probatorio fornendo falsa fattura contabile di fermenti lattici di rinforzo"), la falsità materiale e in scrittura privata, l'abuso d’ufficio e la falsità ideologica.

Associazione a delinquere per dodici indagati
Per dodici indagati(*) su ventisette le accuse riguardano il reato di associazione a delinquere. Assai complesso il quadro accusatorio (dettagliatamente riportato dal quotidiano Il Resto del Carlino) riferito a queste persone, in prevalenza dipendenti o collaboratori della Nuova Castelli Spa e di società ad essa collegate, ma tra cui spiccano un tecnico e un funzionario del Consorzio di tutela del Grana Padano.

In estrema sintesi, la posizione di questi indagati riguarda la frode nell’esercizio del commercio, la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, l'adulterazione e la contraffazione di sostanze alimentari, il commercio di sostanze alimentari nocive e l'emissione di fatture per operazioni parzialmente o totalmente inesistenti.

Ma non solo, perché tra i capi di accusa figurano anche la contraffazione, la fraudolenta produzione e la commercializzazione di formaggi Dop, la miscelazione con prodotti similari e l'utilizzo di fermenti lattici in numero superiore a quello consentito per il Grana Padano, fermenti che nel caso del Parmigiano Reggiano sarebbero del tutto vietati dal disciplinare di produzione. Come se ciò non bastasse, per produrre le migliaia di forme in questione sarebbe stato utilizzato anche latte con residui di antibiotici e presenza di aflatossine superiore ai limiti di legge.

Per concludere, la Procura di Reggio riferisce anche circa l'"ottenimento della certificazione Dop Grana Padano per ingenti quantitativi di formaggio risultati sprovvisti dei requisiti previsti dal disciplinare di produzione (forme gonfie, orlate o vuote alla cosiddetta battitura "a martello"), procedendo comunque nell'illegittima marchiatura a fuoco al fine di trarre un ingiusto profitto dalla lavorazione di dette forme e dalla successiva commercializzazione come grattugiato o porzionato".

Abuso d'ufficio per Berni, Alai e altri tredici
Per gli altri quindici(**), tra cui proprio il Berni e l'allora presidente del consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai - l’ipotesi di reato è invece quella di abuso d’ufficio, in relazione al fatto che oltre 2.500 delle 8mila forme sequestrate mancano dei requisiti previsti dai rispettivi disciplinari di produzione. In sostanza, formaggi che mai avrebbero dovuto neanche essere prodotti, hanno superato le espertizzazioni e son finiti nei locali di stagionatura, in attesa di essere immessi sul mercato.

Chi ha buona memoria ricorderà che il direttore del consorzio di tutela del Grana Padano aveva insistentemente cercato, un anno fa, di questi tempi, di rassicurare i consumatori attraverso i media, sottolineando che il latte contaminato non sarebbe mai stato utilizzato per produrre Grana Padano.

Per fortuna, come dice il proverbio, il tempo - almeno lui - è galantuomo.

24 marzo 2017

(*) Innanzitutto i vertici dell'azienda nell'occhio del ciclone - la Nuova Castelli SpA) e di alcune sue collegate: Dante Bigi (fondatore Nuova Castelli), Luigi Fici (ex amministratore delegato Nuova Castelli SpA), Mario Panazza (amministratore di società riconducibili alla Nuova Castelli quali Casearia Castelli, Casearia Tricolore e Casearia Gentile di Rolo).

Inoltre dei quadri e un collaboratore della Nuova Castelli: Livio Bondavalli (responsabile vendite esteri), Tommaso Cibrario (direttore amministrativo e consigliere), Romano Conti (impiegato amministrativo), Giuliano Menozzi (direttore amministrativo), Alberto Morlini (espertizzatore), Sergio Raglio (procuratore); Angelo Maria Strazzanti (mediatore, libero professionista) 

Infine due dipendenti del Consorzio di Tutela del Grana Padano: Francesco Ghidorsi (funzionario) e Marco Soldati (tecnico). Nessun dipendente invece del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

(**) Per contestazioni minori sono stati iscritti sul registro degli indagati: Massimo Bertoni (responsabile qualità della Nuova Castelli), Claudia Cadonici (addetta alla qualità Nuova Castelli), Artico Iori (responsabile di produzione Nuova Castelli), Paola Alessandra Maria Pozzi (addetta alla qualità Casearia Castelli srl), Giuseppe Omassi (casaro della Casearia Castelli srl), Villiam Chiari (casaro del caseificio di San Polo di Torrile, Parma), Simone Paraluppi (casaro della Casearia Tricolore), Emily Anselmi (responsabile di laboratorio della Casearia Tricolore), Davide Vietta (casaro di Tizzano Val Parma), Giuseppe Alai (ex presidente del consorzio Parmigiano Reggiano), Stefano Berni (direttore del consorzio Grana Padano), Paolo Guerriero (legale rappresentante della Alce International srl), Federico Bruno (legale rappresentante Alce srl), Vanessa e Luca Bonazzi (soci dell’omonimo laboratorio di analisi di Novellara)

 

Commenti (3)Add Comment
Battitura
scritto da Duccio Landi, marzo 27, 2017
Leggo di "forme gonfie, orlate o vuote alla cosiddetta battitura "a martello"". Ma allora, a cosa servono gli espertizzatori? A cosa le battiture a martello? per fare scena con Linea Verde e Mela Verde? O al pari delle mucche al pascolo solo per le foto da usare in pubblicità? Vergognatevi, siete indegni!
...
scritto da Norberto L., marzo 27, 2017
Vergogna per questi personaggi, vergogna a gestire in modo così impunito il loro malaffare, e chissà quante altre vicende che neanche conosciamo sono già accadute. Capisco che sui giornali vadano i padri che massacrano i figli a martellate, ma una notizia così perché non trova neanche dieci secondi su un telegiornale? Ve lo dico io il perché? Già non lo sapete? No?
Made in Italy?!?
scritto da Carla Nash, marzo 27, 2017
Ragazzi questa notizia è pazzesca. Se non capisco male una cuppola di 27 professionisti, dirigenti, imprenditori e impiegati di livello alto che producono il Top del Top del Made in Italy hanno architettato un truffa colossale. Latte-spazzatura che grazie di mille artifici e contro tutte le leggi che posso imaginare diventa un mostro vestito di fantastico prodotto gourmet.
8.000 forme, come dire più che 200 tons, come dire milioni di € di truffa. Scusa tanto, ma so come funziona giustizia in Italia già imagino che finiranno in carcere tre mesi quattro persone (le solite ruote del carro) ma i boss saranno tutti liberi "perchè il fatto non sussiste".
E allora sapete cosa facio io? Mi tengo il mio onesto Parmesan e vi do vostro Parmigiano Regiano, perchè se una cosa del genere accade NEGLI USA, i colpevoli vanno TUTTI DENTRO, senza guardare la faccia di nessuno.
Scusate ma questo è il paese di illusioni e delusioni di una vita per me.

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