Economia

L'export salva l'Italia casearia. Che in Oriente non ingrana

Uno stand dell'Afidop (Associazione Formaggi Italiani Dop) all'Anuga di Colonia. È facile per le Dop riuscire ad esportare, sotto la spinta promozionale dei finanziamenti pubblici - foto Afidop®Mentre aumenta in Italia l'attenzione dei consumatori consapevoli per i prodotti più autenticamente rurali - legati alla buona alimentazione e al benessere reale degli animali - le produzioni più industrializzate perdono terreno sul mercato interno (-12% dal 2011 al 2014) e per mantenersi in qualche equilibrio cercano di sviluppare l'export, lasciando su quel fronte poco spazio a chi meriterebbe di più di rappresentare le vere eccellenze del cosiddetto "made in Italy".

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Gli Usa all'attacco di Dop e Igp. Iniziando dal Parmigiano

altDi italiano il professor Nicola Persico ha poco e nulla, se si escludono il cognome, il nome e le origini. Il professore fa parte dell'establishment economica statunitense, ricoprendo il ruolo di docente alla Northwestern University’s Kellogg School of Management, ed essendo eminente esperto di settore e opinionista. Per la precisione il professore insegna Economia Manageriale e Scienza delle Decisioni. Da uno dei suoi ultimi scritti(1), pubblicato giovedì scorso sul sito web del prestigioso bisettimanale statunitense Fortune, si possono desumere in modo chiaro alcuni dei punti di vista dell'industria agroalimentare di quel Paese sul tanto discusso Ttip, che ufficialmente sta per "Transatlantic Trade and Investment Partnership" (un accordo per il libero scambio tra Usa e Unione Europea, da più parti tacciato di essere portato avanti nella più assoluta segretezza) e dietro il quale si celano non poche insidie per l'Europa: per i propri consumatori, per l'industria, l'economia, il mercato e il bene collettivo (l'immagine di apertura riproduce uno dei tanti marchi che i vari movimenti spontanei nati su questa problematica si sono dati).

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Dop e Igp perdono terreno. I consorzi chiedono soluzioni alla Gdo

I marchi di garanzia - Dop, Igp ed Stg - non sono mai entrati nel cuore del consumatore medio. Lo si sa da anni, e anno dopo anno c'è qualcuno che lo dice, anzi lo ripete. Ancora una volta il presidente dell'Aicig (Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica), Giuseppe Liberatore, lo ha sottolineato, a margine di una riunione svoltasi al Mipaaf (leggi qui), all'inizio di questo mese, e di nuovo più di recente, incontrando i media.

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Controcorrente gli svizzeri: in aumento il consumo di formaggi

Una foto scattata con il drone sull'area dell'Expo in cui si trova il Padiglione della Confederazione Elvetica - foto Expo 2015®"La Svizzera lascia a casa il formaggio". La notizia, riferita alla presenza della Confederazione Elvetica all'Expo 2015, lascerà perplessi i più, dal momento in cui il latte e i suoi derivati sono tra i simboli della produzione agroalimentare del Paese. A darla è stato l'altroieri, sabato 21 marzo, il quotidiano web Expo 2015 Notizie, edito da News 3.0 SpA (clicca qui), casa editrice specializzata in testate online (la più nota è Lettera 43). L'ennesimo titolo ad effetto, per conquistare qualche lettore e qualche lettura in più?  È probabile, dal momento in cui la sorprendente "esclusione" riguarderebbe unicamente la particolare struttura "a torri" e il concetto che il Governo Elvetico vuole portare alla kermesse mondiale sul cibo.

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