Salmonella: Lactalis prova a scaricare le responsabilità su terzi

  A due mesi dalla sua deflagrazione, il grave caso di allerta alimentare che ha colpito Lactalis - quello del latte in polvere per l’infanzia contaminato da salmonella - prende una piega tanto prevedibile quanto rilevante, con la società impegnata nel tentativo di scaricare una parte delle responsabilità su terzi, per ridurre il danno rilevantissimo che le si prospetta.

A seguito delle prime dodici denunce presentate dai familiari delle vittime della tossinfezione, è giunto, meno di un mese fa, l’annuncio di altre querele da parte dell’associazione dei consumatori FoodWatch. Dopo aver coinvolto sette delle famiglie che ancora non avevano presentato alcun esposto, i responsabili dell’associazione hanno programmato un piano di azioni contro tutti gli attori coinvolti: l’industria produttrice, ritenuta da FoodWatch la principale responsabile, i distributori all’ingrosso e al dettaglio, il laboratorio di analisi e gli apparati governativi responsabili della sicurezza alimentare.

La vicenda prende così dimensioni ancora più importanti, per quanto anche la stampa francese se ne stia occupando con toni sempre più smorzati, ora che la vicenda ha superato - almeno dal punto di vista mediatico - la fase calda, iniziale, che tanto clamore (e lettori) aveva ottenuto. In sostanza, dopo una attenta valutazione del caso, nella sua estrema complessità, i responsabili dell'associazione hanno individuato ben dodici reati, alcuni soggetti al Codice di Legislazione Rurale, altri al Codice dei Consumi.

Reati tra cui si evidenziano l'immissione sul mercato di prodotti dannosi per la salute, la mancata esecuzione di procedura di ritiro del prodotto, l'inganno aggravato, la messa in pericolo di terzi, l'esportazione di alimenti nocivi per la salute pubblica.

Tra le realtà coinvolte nella vicenda, seppure in misura meno rilevante rispetto a Lactalis, spicca il nome di Eurofins, il laboratorio di analisi che offre i propri servizi al colosso francese del latte. Particolare attenzione viene data ora all’operato dell’azienda, che per anni ha eseguito le prove di auto-controllo e che aveva l'obbligo di riferire alla Prefettura di Mayenne ogni eventuale sospetto relativo alla sicurezza sanitaria del prodotto.

Su questo aspetto della vicenda sono ancora in corso approfonditi accertamenti sui fatti e sulle omissioni degli obblighi nella filiera dei controlli inerenti le allerta alimentari. Gli investigatori sono infatti al lavoro per individuare le responsabilità, stabilendo chi, tra i responsabili del laboratorio e la prefettura di Mayenne non ha rispettato i propri obblighi (se la prefettura riceve segnalazioni deve poi attivare la procedura dei controlli, delle controanalisi, delle allerta e del ritiro dei prodotti dal mercato.

Allo stato attuale, com’era prevedibile, è in corso un tentativo di rimpallo delle responsabilità tra i vertici delle due aziende, la qual cosa mette a dura prova tanto l’immagine del colosso del latte tra i consumatori quando la credibilità del laboratorio tra le aziende del settore agroalimentare.

Venendo alla cronaca più recente, martedì scorso, l’amministratore delegato di Eurofins, Gilles Martin, ha dichiarato pubblicamente che la sua azienda ha operato nella massima trasparenza ed efficacia, smentendo categoricamente i dubbi che Emmanuel Bernier aveva sollevato su di essa pochi giorni prima.

«Nella sua strategia difensiva», ha poi aggiunto Martin, «Lactalis cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità. Una linea difensiva infelice, che si ritorce contro di loro in maniera assai seria». «Dal canto nostro», ha proseguito l’Ad di Eurofins, «possiamo stare tranquilli, senza alcuna preoccupazione per l'affidabilità delle nostre analisi».

In effetti Besnier non ci era andato tanto per il sottile, la settimana scorsa, quando aveva parlato di «difficoltà a capire come 16mila analisi eseguite nel 2017 non abbiano rivelato nulla». Il numero uno di Lactalis aveva poi aggiunto di nutrire «dubbi sull'affidabilità di questi test».

Martin, che non nasconde la possibilità di far causa a Besnier per diffamazione, sa che per la sua azienda le turbolenze non sono ancora passate, dal momento che la reiterazione delle problematiche emerse nel tempo sui prodotti avrebbe dovuto portare ad un supplemento di analisi, da operare a livello ambientale, negli impianti di Craon. Che, allo stato attuale delle indagini, non è ancora emerso che siano mai state effettuate.

 

12 marzo 2018
 

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scritto da Redazione di Qualeformaggio.it, marzo 13, 2018
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