Grana Padano in Cina tenta la carta del codice a barre
2 dicembre 2008 - A tre mesi dall’inaugurazione di Piazza Italia, il centro commerciale e promozionale del food made in Italy di Pechino (tre piani, 3600 mq di superficie coperta), il Consorzio del Grana Padano lancia la scommessa della tecnologia per far conoscere il suo prodotto .

Le scaglie di formaggio offerte in degustazione vengono accompagnate da un codice a barre che permetterà ai visitatori di conoscere quello che il consorzio racconta del proprio prodotto attraverso il suo sito internet, al fine di velocizzare la fase di conoscenza da parte di un mercato praticamente vergine e affamato di novità.

In poche parole se mangiare una scaglia di un formaggio può rimanere più o meno impresso nella mente dei cinesi (ancora poco avvezzi ai prodotti caseari), accompagnare quell’esperienza con una qualche informazione potrebbe, secondo i promotori dell’iniziativa, permettere un più rapido accoglimento da parte di un mercato in grado di garantire fatturati da capogiro.

La tecnologia adottata, che prende il nome di “mobile coding” e che è ben diffusa in Estremo Oriente, si basa sull’uso di cellulari di ultima generazione con cui catturare l’immagine del codice a barre. Grazie poi ad un computer esso verrà utilizzato per scaricare dalla rete le informazioni utili alla conoscenza e all’uso del prodotto.

Questa iniziativa promozionale è stata resa possibile dai cospicui finanziamenti che l’Ue continua a erogare ai colossi delle Dop, e che per il 2009 garantiranno alle casse del Consorzio del Grana Padano la bellezza di un milione di Euro.

Commenti (5)Add Comment
Paga pantalone
scritto da Michele Corti, dicembre 24, 2008
Lo Stato sta sostenendo le presunte eccellenze del Made in Italy con grandi investimenti. Potrebbe anche essere accettabile se queste "eccellenze" sapessero mantenere certi livelli di qualità e prezzo sul mercato interno. Invece nella GDO il Grana Padano anche senza promozioni e 3x2 è in vendita a 7,5 € al kg. Si lamentano dei ricatti della GDO ma chi ha spinto la superproduzione? E di che qualità sarà un GP a 7,5 € al dettaglio?
Intanto la grande soluzione è distribuire questa eccellenza del Made in Italy agli indigenti tanto per alleggerire un po' l'offerta.
E Zaia paga ... sempre con i soldi di Pantalone...
Buone strategie
scritto da Giuseppe, dicembre 20, 2008
Ok per il discorso etichette, ma mi pare che qui si tratti di analizzare un piano di marketing, non di trasparenza (sacrosanto, ovviamente, ma non centrale in questo frangente).
Mi sembra un ottimo approccio quello del consorzio, nei confronti di quella che può rappresentare una sfida non solo commerciale di altissimo livello (avete idea delle dimensioni del mercato cinese??) ma anche culturale, in un paese - e da un punto di vista più di ampio respiro, in un'intera area geopolitica - in cui i prodotti caseari rappresentano ancora un orizzonte inesplorato, se paragonato alle abitudini alimentari europee.
La strada dell'educazione al prodotto tramite codice a barre mi pare un'ottima strategia.

Giuseppe
Siamo alle solite
scritto da Victor, dicembre 19, 2008
Ma quando si decideranno a dare gli aiuti a chi veramente fa fatica a sopravvivere? Perché si deve sempre e solo guardare alle grandi operazioni di marketing quando sulla montagna scompaiono ogni giorno tradizioni che da sole non riescono a mantenersi sul mercato? Sono sempre quelle 4,5 Dop a ricevere cascate di finanziamenti, ma cosa faremo quando -spente tutte le lucine delle piccole produzioni casearie- rimarremo con solo quei 4,5 formaggi?
Saperne di più
scritto da Alberto, dicembre 19, 2008
Certo sono d'accordo che serva maggiore informazione su tutti gli alimenti, d'altra parte è una vita che associazioni di consumatori e anche qualche gruppo politico spinge per avere uno straccio di etichettatura come si deve..
...
scritto da Enrico, dicembre 02, 2008
Certo potrebbe essere un sistema da usare anche in Italia, senza andare tanto in Cina.. Non sarebbe male saperne di più sui prodotti alimentari che mangiamo, ma queste informazioni non dovrebbero arrivarci dai diretti interessati, ma da un organismo pubblico super partes (istituto di sanità per esempio). E non dovrebbero riguardare un solo formaggio ma tutti i prodotti che mangiamo. Lasciamo stare il Grana, che ha un conservante naturale, ma ci pensate a quanta chimica mettiamo in corpo mangiando il salamino, il formaggino, il gamberetto congelato (persino quello, che è congelato, ha dentro la chimica)?

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