Ismea: +4% per il lattiero-caseario biologico italiano

  A dispetto di una situazione di grave crisi per tutto il comparto lattiero-caseario mondiale, in Italia il segmento del biologico va in controtendenza, facendo registrare un incremento delle vendite e della produzione e una prospettiva di ulteriore crescita, deducibile sulla base dell'andamento del primo semestre dell'anno in corso.

Lo ha reso noto giovedì scorso l'Ismea. (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), comunicando che nel 2014 gli italiani hanno speso - per latte e derivati bio - 100 milioni di euro nel 2014. «Un segnale incoraggiante», ha esordito il presidente dell'istituto Ezio Castiglione, «che marca una netta controtendenza rispetto alla situazione di grave difficoltà in cui versa il settore lattiero caseario convenzionale. Anche sul fronte dei consumi - ha precisato Castiglione - il latte e derivati bio hanno chiuso il primo semestre del 2015 con una crescita della spesa di oltre il 4%, a fronte dell'andamento negativo delle vendite del lattiero caseario nel suo complesso».

In particolare è lo yogurt a far registrare il progresso maggiore  (+10,4%), seguito da formaggi e latticini (+2,1%) e latte fresco (+0,7% ). Segno meno invece per il latte Uht, in flessione del 4,4%.

Dall'indagine sono emerse altre valutazioni interessanti: ad esempio che, rispetto al convenzionale, il consumatore italiano è disposto a spendere un 30% e un 20% in più, rispettivamente per yogurt e latte fresco bio; e che il segmento lattiero-caseario è il terzo per volumi complessivi nel mercato del biologico - dopo l'ortofrutta e i derivati dei cereali - con un 10-11% sul totale delle referenze biologiche. 

"Il patrimonio nazionale dei bovini da latte bio", prosegue Ismea, "raggiunge oggi circa le 45mila unità, pari al 20% di tutto il bestiame bovino presente negli allevamenti biologici". La produzione di latte, secondo una stima elaborata per il 2014, supera in totale i 300 milioni di litri, per un valore alla produzione di 158 milioni di euro, con un premium price riconosciuto alla stalla del 28% superiore a quello destinato al latte convenzionale.

L'analisi sarà presentata in un convegno nella giornata inaugurale della prossima Fiera Internazionale del Bovino da Latte di Cremona (CremonaFiere, dal 28 al 31 ottobre). Come a dire che in un momento di grave crisi per il settore una sferzata di ottimismo serve eccome per aiutarci a vedere un po' di luce in un futuro che si annuncia - chissà ancora per quanto tempo - assai grigio.

19 ottobre 2015
 

 

Commenti (1)Add Comment
Bio bio
scritto da Renzo De Marco, ottobre 19, 2015
Quanto bio in Italia è fatto di carte e non di sostanza? Quanti animali chiusi in stalla e alimentati a mangimi? Non è meglio tenerli allora al pascolo e darle i fieni di zona, quando non cè grossi inquinamenti? Per non parlare poi dei controlli, il piu' delle volte operati sulle fatture e non... in campo! Ma va bene così, sennò non saremmo Italia e italiani

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