"Allevare bio sinché si può": delude il nuovo regolamento dell'Ue

Troppe le deroghe concesse dal nuovo regolamento Ue per la zootecnia biologica. Sono le realtà produttive più serie a rappresentare la vera garanzia per i consumatori - foto Ahrntal Natur®

Offrire ulteriori sostegni all'agricoltura e alla zootecnia biologiche sono due delle ragioni che hanno portato la Comunità Europea alle nuove disposizioni in materia, sancite con il regolamento n.505/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Ue il 15 giugno scorso. L'attenzione per la produzione di derrate locali sia per il settore aviario e suinicolo che per quello delle lattifere, meglio se nella stessa azienda che le utilizzerà (altrimenti da azienda analoga e della zona)* ha portato alla definizione di una percentuale minima sia nel caso dei mangimi che in quello dei foraggi.

Nel caso dei suini e del pollame di produzione biologica viene così stabilito che almeno il 20% degli alimenti debba provenire dalla fattoria, mentre per gli erbivori, ad eccezione dei periodi di transumanza, la quota minima è aumentata dal 50% al 60%, anche in questo caso di produzione aziendale o, se ciò non è possibile, in collaborazione con altre aziende biologiche della stessa area.

 

Negli allevamenti bio l'alimentazione minima del territorio è passata dal 50 al 60%Il nuovo regolamento comprende anche, tra le altre modifiche, l'estensione della norma eccezionale che consente l'utilizzo per l'allevamento dei pulcini non biologici in modo da avere più tempo per la formulazione di norme dettagliate per la produzione di pulcini da allevamento biologico** e l'autorizzazione di una piccola percentuale di foraggio non-biologico proteico come un'eccezione per un periodo di tempo limitato per polli e suini***.

 

Inoltre si prevede l'uso di "spezie, erbe aromatiche e melasse non biologiche nei casi in cui non siano disponibili in forma biologica". Peccato solo che in casi di deroghe gravi come queste il dispositivo non preveda un termine ultimo oltre il quale la deroga verrà a decadere. Sarebbe stata una scelta "dalla parte dei consumatori", ma ancora una volta chi legifera pare stare dalla parte di chi produce. Possibilmente tanto.

 

Il nuovo regolamento n. 505/2012 è scaricabile (formato pdf) cliccando qui

 

In estratto il suddetto regolamento recita:

* "La produzione di mangimi in azienda", recita il nuovo regolamento, "e/o l’utilizzo di risorse alimentari della stessa regione riducono il trasporto e comportano benefici per l’am­biente e per la natura"

** "L’elaborazione di norme armonizzate a livello unionale in materia di produzione biologica per il pollame giovane", stabilisce il nuovo dispositivo comunitario, "risulta complessa a causa della notevole varietà dei punti di vista delle parti interessate sulle prescrizioni tecniche. Al fine di lasciare più tempo per l’elaborazione delle modalità di produzione biologica delle pollastrelle, è op­portuno prorogare la norma eccezionale che consente l’utilizzo di pollastrelle non biologiche"

*** "La produzione di colture proteiche biologiche è in ritardo rispetto alla domanda. In particolare, l’offerta di proteine biologiche sul mercato dell’Unione non è ancora suffi­ciente in termini qualitativi e quantitativi per soddisfare le esigenze nutrizionali dei suini e del pollame allevati in aziende biologiche. È pertanto opportuno consentire l’uso di una piccola proporzione di mangimi proteici non biologici, a titolo eccezionale e per un periodo di tempo limitato"

 

23 giugno 2012

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Russo Giovanni, giugno 23, 2012
I grandi gruppi del bio hanno più consulenti che agricoltori: la somma delle deroghe li porta a fare un bio-non-bio. Se poi i controlli li fanno sulle fatture e non nei campi, il quadretto è chiaro: si spende di più e si mangia più o meno prodotti ordinari

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