Bentornato Caseus!

   La Direzione di QualeFormaggio è onorata di ospitare in
   questa sezione gli artefici del più importante strumento
   divulgativo che il settore lattiero-caseario italiano abbia mai
   avuto dal 1995 a oggi: la rivista bimestrale Caseus.
   Gli autori di Caseus, a cominciare dal suo artefice Roberto
   Rubino - saranno qui per voi con cadenza settimanale per
   aggiungere al nostro contributo giornalistico, sul fronte
   dell'attualità, le loro conoscenze scientifiche e il loro
   autorevole punto di vista sul settore in cui operiamo.



La brutta novella del formaggio cru. Che non è figlio dell'erba ma solo della tecnica

 

 27 novembre 2014 - Da qualche tempo circola in Italia un Parmigiano Reggiano cosiddetto “dei cento giorni”, che pare debba la sua diversità al fatto di essere prodotto con il latte dei primi tre mesi di lattazione delle vacche. Sul quotidiano Italia Oggi di mercoledì 19 novembre, finalmente qualcuno si decide a raccontarcene i perché. Il titolo dell’articolo è assai curioso: “E anche il re dei formaggi ha il suo gran cru millesimato".

 

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Zootecnia intensiva alla frutta: vacche dall'estetista per salvare almeno l'apparenza

 

 20 novembre 2014 - Il Venerdì di Repubblica del 14 novembre riporta un articolo, insolito per questo tipo di rivista, dal titolo: "Altro che vita da cani ora le mucche si rifanno". La giornalista Laura Laurenzi commenta, dal suo punto di vista, nella rubrica “Che bellezza”, la notizia che alla Fiera di Cremona gli allevatori hanno assunto dei parrucchieri specializzati per rendere più seducente l’aspetto delle vacche pronte per la sfilata. Non solo, ma: "il parrucchiere per bovini rasa il pelo dall’animale in modo da mettere in evidenza pregi e sfumare: grande attenzione alla testa ma anche alla linea dorsale detta cresta, simbolo di robustezza e longevità delle vacche”. 

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Allo sbando la sottocultura zootecnica. Che nutre i propri figli col latte di Alta Quantità

 

 13 novembre 2014 - Da alcuni mesi non si fa che parlare di quote latte. L’intero sistema ha paura che gli allevatori, essendo costretti ad aumentare la produzione per capo per colpa di un prezzo sempre insoddisfacente, spingeranno ancor più verso l’alto i livelli produttivi, determinando in tal modo una ulteriore riduzione dei prezzi. In una situazione del genere e con queste prospettive, ti aspetteresti delle politiche di sviluppo e dei comportamenti da parte del mondo produttivo che andassero nella direzione opposta, che proponessero e auspicassero modelli di allevamento che, piuttosto che ridurre i costi - con conseguente crollo della qualità della vita degli animali e della qualità dell’ambiente - esaltassero le buone pratiche e legassero la qualità del latte al territorio, alla qualità dell’alimentazione. Basta con il latte miscelato, con un latte anonimo il cui prezzo è unico per tutti!

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Consorzi in crisi, ma attenzione: sulle frodi intervengano gli organismi di controllo!

 

 15 maggio 2014 - Dopo il Consorzio della Mozzarella di Bufala, di cui avevamo parlato nel precedente articolo, la campana è suonata anche per il Consorzio del Fiore Sardo ma con motivazioni ufficiali diverse. In Campania, il Consorzio è andato in crisi perché il direttore Lucisano si è dimesso per contrasti sul prelievo alla fonte (da effettuare sui prodotti: 0,04€/kg anziché 0,03€/kg!), destinato a fini promozionali, in Sardegna invece è stato il Ministero dell’Agricoltura a togliere la tutela al Consorzio, perché i produttori iscritti erano troppo pochi rispetto a quelli non iscritti, o meglio perché il loro prodotto complessivo non raggiunge la fatidica soglia del 66% del totale prodotto (questa è una mia precisazione). Come si vede, le motivazioni appaiono molto distanti.
 

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