Latte: qualità sottozero. Ma la questione interessa ancor meno

  10 giugno 2016 - La crisi imperversa, la politica viene additata come principale responsabile. Ma ne siamo sicuri? E gli attori della filiera dove sono?
Ormai tutti si stanno mettendo l’anima in pace: la crisi non cesserà, o meglio cesserà ma con un prezzo del latte alla stalla che si attesterà al di sotto dei 30 centesimi al litro. Le motivazioni le ho scritte tante volte: c’è un eccesso di produzione mondiale e poi il latte viene considerato una commodity, il prezzo è unico, la qualità è sempre la stessa.

In Francia è da poco uscito un libro molto duro sulla situazione del settore. Veronique Richez-Lerouge, che ha scritto “La vache qui pleure”, individua soprattutto nell’industria la causa della deriva della qualità del latte. Per la giornalista, se oggi i medici arrivano a dire che il latte è meglio evitarlo è perché l’industria con le sue manipolazioni a tutti i livelli, distrugge quotidianamente la qualità del latte. Secondo me non è solo così, il problema è che la qualità del latte alla stalla è ai minimi termini. Poi l’industria ci mette del suo per completare l’opera. In Italia invece nessuno scrive libri, anzi nessuno scrive qualcosa. Tutti tacciono. Le Organizzazioni professionali se la prendono con il latte che viene dall’estero, gli allevatori con la politica che, a detta loro, non fa niente. Ora si aspetta che Bruxelles avalli il decreto legge italiano sull’obbligo dell'origine del latte in etichetta. E così le Organizzazioni professionali non avranno più alibi; con chi se la piglieranno, visto che la crisi non finirà perché la causa non è il latte che viene dall’estero?

Con la politica, naturalmente. Non sono un politico, ma un tecnico con una lunga carriera alle spalle e che ricorda bene gli ultimi quaranta anni di politica agricola. Fossi un politico, direi agli allevatori arrabbiati più o meno queste cose. Da quando è iniziata la PAC, in agricoltura e in zootecnia sono stati investiti migliaia di miliardi, di euro, non di lire. Ricordo che negli anni Ottanta una vacca Podolica prendeva come premio 500.000 lire. Sono stati concessi soldi a tutti e per qualsiasi cosa: strutture, macchine, investimenti, animali, impianti. Persino nel cambio generazionale - quale altro settore ha ottenuto questo privilegio? - sono state riversate somme ingenti di denaro. Bene, la politica ha dato, e cosa riceve in cambio? Quali sono i risultati? Come si presentano all’appuntamento con la nuova PAC? A parte le sommosse e il solito cappello in mano, proviamo a esaminare i risultati tecnici. Una volta la vacca viveva, abbastanza bene, venti anni, in media 12-23; oggi non arriva a 5 anni e se la passa male. La rimonta era del 30%, ora non si riesce a rinnovare la mandria senza ricorrere all’esterno. La consanguineità è arrivata al limite di non ritorno. C’erano una volta i prati polifiti, i fiori, le api, ora solo monocoltura, antiparassitari e concimi a volontà (leggi permettendo). Almeno avremo migliorato la qualità del latte e della carne?

Peggio che andar di notte. La qualità del latte è ai minimi termini. Ma non contenti, gli industriali si sono fatti approvare la legge 169/89 con la quale è stato stabilito che quel latte si può e si deve chiamare di Alta qualità. Oltre al danno, la beffa. Ogni giorno i consumatori vengono presi in giro da una legge che dire kafkiana è poco.

Quindi, se fossi un politico direi a questi signori: scusate, abbiamo speso montagne di soldi e li spenderemo ancora. E voi perché avete sconvolto in modo così violento l’ambiente, il benessere animale, i suoli e soprattutto la qualità del latte, tanto da spingere la gran parte dei medici a vietarne l’uso? 

È la parabola dei talenti che ritorna.

10 giugno 2016

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di Roberto Rubino

presidente ANFoSC

(Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo)


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