La fine delle quote latte come il metanolo per il vino? C'è da sperarlo!

 

 22 gennaio 2015 - Tanto tuonò che piovve. Tutto il mondo del latte temeva una discesa libera del prezzo alla stalla per effetto della fine delle quote e tutto puntualmente sta accadendo. Nel corso degli ultimi anni scorsi le oscillazioni di prezzo si attestavano su pochi centesimi, ora invece la Centrale del Latte di Salerno, che nel frattempo è stata privatizzata, dalla sera alla mattina ha abbassato di ben 6 centesimi, per la precisione è passato da 43,75 a 38,05, il prezzo del latte.

La Coldiretti non si smentisce ed emette uno dei suoi proverbiali comunicati: “Potrebbe rimanere ben poco di salernitano nel latte della Centrale. È uno smacco per il nostro settore agroalimentare e un rischio per i consumatori che sarebbero disposti a spendere anche qualche centesimo in più a busta pur di bere un latte di Alta qualità”. Ecco, la crisi italiana è tutta qui. Un settore in crisi che però non è capace di individuare e proporre soluzioni alternative, continua nelle proposte di sempre, da 40 anni. Einstein diceva che non si risolve un problema utilizzando la stessa logica che lo ha creato. È venuto il momento di rivedere questa massima aggiungendo: e gli stessi uomini che ne sono i responsabili.

Perché questa crisi? Perché c’è troppo latte in giro per il mondo e perché a questo eccesso di offerta il settore risponde con il prezzo unico alla stalla, non al consumatore e, in Italia, con la legge sull’Alta Qualità. Il prezzo unico sottintende che tutto il latte sia uguale, che tutti gli allevatori si comportino allo stesso modo. Ma siccome così non è, anzi, dai risultati delle ricerche (l'ultimo, molto interessante, sul Latte Nobile, è raggiungibile da qui) le differenze fra i latti sono anche di dieci volte e più, allora chi fa un latte scadente viene premiato e chi invece produce qualità, è costretto a chiudere. La debolezza delle organizzazioni professionali è tale poi che per difendersi dalle importazioni di latte queste hanno inventato l’Alta Qualità, utilizzando parametri - per definirla - che vanno nella direzione opposta, tanto che oggi il latte di Alta Qualità è fra i più scadenti. E questo i lettori di Qualeformaggio lo sanno bene. Solo la Coldiretti è convinta del contrario e continua a dire le stesse cose da mezzo secolo.

Per la verità la crisi non è di oggi. In Basilicata, dove vivo, dieci anni fa c’erano circa 4mila aziende di vacche da latte; oggi ne sono rimaste 600. In pratica è sparita una quantità di operai pari alla Fiat di Melfi e nessuno ha detto una parola. In Lombardia c’erano 14mila aziende e ora le 4mila sopravvissute tremano perché il futuro immediato è nero.

Di fronte a questa crisi non possiamo recitare le vecchie litanie. Non possiamo continuare a dire che il prezzo del latte è basso e stare sempre con il cappello in mano. Perché un altro paradosso di questa vicenda è quello che lo Stato di volta in volta interviene per dare un poco di ossigeno alla “forte e ricca” pianura padana e, contemporaneamente, si continuano a definire “aree marginali” la montagna e la collina, che forse sono meno marginali della pianura.

Occorre trovare soluzioni immediate e concrete senza piangersi addosso, anche perché la concorrenza non sta con le mani in mano, perché anch’essa è in crisi.

Paradossalmente  la situazione italiana ha retto perché anche all’estero ci si è basati sul prezzo unico. Non avevano capito che dovevano differenziare la qualità e il prezzo. In questo modo l’Italia ha potuto contare sulla legge dell’Alta qualità che non ha garantito la qualità ai consumatori ma ha garantito gli allevatori che hanno potuto produrre latte “fresco”, pastorizzato una volta sola.

Ma ora all’estero hanno capito l’errore e stanno correndo ai ripari. L’Austria ha chiesto alla Ue la protezione Stg per il "Latte Fieno". Una rivoluzione, culturale e mercantile, simile a quella del Latte Nobile in Italia. Quando la classificazione della qualità del latte sarà una realtà accettata e richiesta dai consumatori, allora reggerà solo chi ha previsto e si è attrezzato per produrre e dimostrare la propria qualità.

Secondo me la fine delle quote latte sarà per il latte quello che il metanolo è stato per il vino: la via della qualità a questo punto è obbligata.

È sarà un beneficio per tutti.

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di Roberto Rubino

presidente ANFoSC

(Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo)


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