Consorzi in crisi, ma attenzione: sulle frodi intervengano gli organismi di controllo!

 

 15 maggio 2014 - Dopo il Consorzio della Mozzarella di Bufala, di cui avevamo parlato nel precedente articolo, la campana è suonata anche per il Consorzio del Fiore Sardo ma con motivazioni ufficiali diverse. In Campania, il Consorzio è andato in crisi perché il direttore Lucisano si è dimesso per contrasti sul prelievo alla fonte (da effettuare sui prodotti: 0,04€/kg anziché 0,03€/kg!), destinato a fini promozionali, in Sardegna invece è stato il Ministero dell’Agricoltura a togliere la tutela al Consorzio, perché i produttori iscritti erano troppo pochi rispetto a quelli non iscritti, o meglio perché il loro prodotto complessivo non raggiunge la fatidica soglia del 66% del totale prodotto (questa è una mia precisazione). Come si vede, le motivazioni appaiono molto distanti.
 

Il Consorzio della Mozzarella non riesce a mettere d’accordo le varie componenti, che pure dovrebbero avere gli stessi interessi e comunque si parla di grandi allevatori e di un sistema forte, dinamico ed apprezzato in tutto il mondo. Il Fiore Sardo invece è una piccola realtà e, come è successo in tutte le piccole DOP italiane, gli industriali non hanno aspettato molto a mettere in crisi il settore perché la loro debolezza li costringe ad aggrapparsi a qualsiasi appiglio. E così, come in Campania tutti parlano del Consorzio e dei suoi problemi, in Sardegna tutti nel settore discutono di industriali e del Consorzio.

Ma cosa c’entrano i Consorzi in tutto questo? In Campania la crisi del Consorzio è iniziata quando si è cercato di far passare una legge che permettesse di eliminare alla radice il problema delle frodi dovute alla utilizzazione di latte diverso da quello di bufala allevata nel territorio della DOP. In Sardegna si rimprovera agli industriali di produrre un Fiore Sardo che, a detta dei giornali, dovrebbe essere a latte crudo, ma le perplessità sono molte perché “è difficile produrre a latte crudo quando si miscelano latti proveniente da aziende anche molto distanti fra loro e dal caseificio”.

Insisto: se tutto questo è vero, che c’entrano i Consorzi? Qui stiamo parlando di frodi, vere o presunte, ma per le frodi ci sono i servizi pagati esclusivamente per questo. In primo luogo c’è l’Ente di certificazione e controllo, o meglio ci dovrebbe essere. Se questo funziona, allora non ci dovrebbero essere problemi, se si hanno sospetti sui limiti o incapacità di qualche Ente, allora si interviene sulla certificazione, non sui Consorzi. E la certificazione non dipende dai Consorzi ma è sotto controllo del Ministero dell’Agricoltura.

Quindi, quale migliore garanzia! Se poi gli Enti possono fare poco perché il disciplinare è carente, superficiale, allora si interviene e si apportano le opportune modifiche. Questo sì che è compito dei Consorzi, ma è altra cosa. Invece, i due disciplinari sono tra i migliori che abbiamo in Italia. 

Quindi non guardiamo sempre il dito, ma piuttosto la luna che il dito ci indica.

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di Roberto Rubino

presidente ANFoSC

(Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo)


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