Occupiamoci dei piccoli produttori

 

 22 aprile 2013 - È notizia di questi giorni che la Centrale del Latte di Salerno stia per essere ceduta. Intervistato dal Corriere della Sera il 15 aprile, l’ex presidente Cesareo si dichiara contrario alla vendita perché l’azienda era in attivo ed incominciava a produrre reddito. Non so quante Centrali pubbliche ancora esistano in Italia, ma la loro  presenza e, soprattutto, il (mal)costume del contratto collettivo del prezzo del latte mi sembrano gli ultimi residui, tanto deprecati dagli stessi protagonisti, dei "soviet russi". 

 

Perché mai un Comune dovrebbe possedere una Centrale del Latte? Il Presidente Cesareo dice: "perché porta utili". Ma un Comune deve fare attività industriale? Deve fare concorrenza alle imprese private? Si potrebbe capire se, raccogliendo il latte del territorio, rendesse un servizio ai più deboli, a quelli che l’industria tenderebbe, per massimizzare i profitti, ad escludere. Invece, la Centrale del Latte di Salerno, così come tutte le Centrali, raccoglie il latte delle aziende più intensive, che producono, ovviamente, latte di “Alta qualità” e, sempre ovviamente, sono presenti in tutti i supermercati.

 

In altri termini, una struttura pubblica favorisce le aziende più intensive, che producono un latte industriale, impropriamente chiamato per legge di “alta qualità”, ed escludono invece le piccole aziende, quelle che ancora insistono nel continuare a produrre un grande latte ma che, sempre per la stessa legge, non si può chiamare di alta qualità perché decisamente di un altro livello. Per queste aziende niente viene fatto e nessuno se ne occupa e sono destinate a chiudere. Ecco, se scegliessero di raccogliere solo il latte delle piccole aziende, allora sì che faremmo il tifo per le Centrali del latte, che renderebbero un servizio all’intero territorio, non ai soliti noti. 

 

Lo stesso vale per il prezzo del latte. I produttori giustamente vorrebbero che il prezzo fosse garantito per tutto l’anno. Non so se esiste un altro settore in cui ci sia questa garanzia di prezzo. Credo di no! Il petrolio, il grano, il caffè e così via hanno prezzi sempre variabili e mai garantiti. Questo succedeva solo nei Paesi comunisti. Ma a prescindere dal prezzo garantito, visto che comunque il contratto viene sempre siglato ma quasi mai rispettato, la contrattazione nazionale o anche regionale del prezzo crea una distorsione enorme soprattutto a carico dei deboli e favorisce in maniera sfacciata i forti. Se si definisce un unico prezzo del latte, è chiaro che chi produce un latte di qualità sarà sottopagato e chi produce un latte scadente sarà superpagato. A meno che non si sia convinti che il latte sia tutto uguale. Certo, qualcuno dirà che esiste anche un metodo di pagamento del latte in funzione della qualità. Anche qui, rimasugli della "sovietizzazione". La qualità definita dalla legge 169/89 è quella dei sistemi intensivi, non quella delle piccole produzioni, è quella delle tonnellate di foraggio per ettaro e di latte per vacca, non quella dei prati fioriti e degli animali al pascolo.

 

Un tassista spagnolo un giorno mi disse che il padre, che aveva otto vacche, faceva bere loro solo il latte della vacca più grassa e che faceva meno latte. Insomma, non gli faceva bere il latte di “Alta qualità”.

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di Roberto Rubino

presidente ANFoSC

(Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo)


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